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Viaggio a Cantù, capitale dell’(im)mobile: dalle botteghe del legno alle baby gang. “Sì, ora abbiamo dei problemi”

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03.10.2026

Piazza Garibaldi a Cantù

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Cantù (Como) – Una volta era la città del mobile. Poi, negli anni Duemila, un anonimo la soprannominò la città dell’immobile, stigmatizzando la tendenza diffusa di spostare copiosamente capitali dal manifatturiero all’edilizia svuotando le botteghe di operai per riempire il paesaggio di gru e appartamenti (5mila quelli attualmente vuoti). Oggi quella definizione resiste ancora, ma in un’altra accezione: qui non si muove mai niente.

Benvenuti a Cantù

Benvenuti a Cantù, poco più o poco meno di 40mila abitanti da cinquant’anni, capitale della Brianza comasca, dove è nato l’omonimo merletto (diffuso sino in India), dove il basket in Italia ha mosso i primi passi per arrivare sino al tetto del mondo (due volte), dove è stato ideato il Salone del mobile (ancora oggi la presidente, Maria Porro, viene da qui) ma dove per fare un palazzetto dello sport può servire una serata al bar (come fu per il Pianella) oppure quarant’anni, con due incompiute (realizzate solo per essere abbattute con generoso spreco di risorse pubbliche) e la terza in fase di ultimazione.

Il passato nobile, poi la caduta

Passato nobile, nel 1324 arrivò a proclamarsi repubblica, poi signoria con l’erezione di 35 torri difensive, che se non fossero........

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