Safari dell’orrore a Sarajevo, il missino che voleva fare il foreign fighter: “Ho millantato, sono stato un idiota”
Due donne si inginocchiano accanto alla lapide del fratello morto durante la guerra in Bosnia del 1992-95 nel cimitero principale di Sarajevo
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Seguici“I nomi? Sono persone che ho conosciuto più di 30 anni fa al poligono di tiro o facendo attività politica. Non me li ricordo, ma anche se me li ricordassi non metterei nei guai persone che non hanno fatto nulla di male, e magari sono già morte”. Il pensionato 65enne di Acqui Terme, tra i quattro indagati per omicidio volontario nell’inchiesta coordinata dal pm Alessandro Gobbis sui cosiddetti ’cecchini del weekend’, italiani che negli anni ’90 si sarebbero uniti alle milizie serbo-bosniache per sparare sui civili intrappolati a Sarajevo sotto assedio, nega di aver mai combattuto in Bosnia, bollando come una millanteria quanto aveva riferito ad alcuni cronisti, ossia di essersi unito negli anni ’90 a un gruppo paramilitare serbo. Si era presentato come uno dei numerosi foreign fighter che all’epoca gravitavano nei Balcani, negando però di aver partecipato a macabri ’safari’ a pagamento tra ricchi e sadici italiani che hanno usato anche donne e bambini come bersagli.
Scena muta
Nell’interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha sintetizzato la sua versione in una memoria di due pagine depositata al pm e in altre precisazioni riferite al suo legale, l’avvocata Licia Sardo. “Ho conosciuto italiani che hanno combattuto in Bosnia – ha spiegato l’uomo – e stupidamente ho rappresentato come vissuti da me episodi che in realtà mi erano stati riferiti da altri. Sono stato un idiota”. Solo millanterie propalate a suo dire non solo ai cronisti, ma anche a conoscenti e alla seconda moglie.
Pur senza fare nomi, ha confermato di aver conosciuto almeno “quattro o cinque” foreign fighter italiani negli anni ’90, che si sarebbero uniti ai serbo-bosniaci per ragioni ideologiche. Uomini incontrati al poligono o “in sezione”, tra Piemonte e Liguria, perché il 65enne, che non nasconde le sue idee politiche di destra e si è definito un “ammiratore di Almirante”, all’epoca era un militante del Movimento Sociale Italiano.
“Mi hanno raccontato che avevano raggiunto i Balcani a bordo di piccoli aerei charter guidati da mercenari – ha riferito – pagando il viaggio di tasca loro. Qualcuno mi ha anche mostrato delle foto, allucinanti, che poi non mi hanno fatto dormire. Non andavano lì per sparare sui civili ma per combattere. Qualche civile però può essere stato colpito, in ogni guerra ne muoiono. Io, per le mie idee politiche, non avrei mai potuto fare del male a donne e bambini. Da cacciatore ho partecipato anche all’abbattimento selettivo dei cinghiali ma mi hanno fatto fuori perché mi rifiutavo di sparare ai cuccioli”.
"Non facevano nulla di male”
Secondo la sua opinione, quindi, i foreign fighter nei Balcani “non facevano nulla di male” ma combattevano per un loro ideale. Laureato in Storia, l’uomo ha sempre lavorato come impiegato del Comune di Genova occupandosi di cultura. Una vita pacifica che, però, contrastava con i suoi aneliti bellici. “Ho la testa da militare e ho sempre sognato di entrare nei corpi speciali – ha spiegato – unirmi alla Folgore, al Gis, al Ros o alle teste di cuoio. Ho fatto anche domanda per la legione straniera ma non mi hanno neanche preso in considerazione. Non ho potuto neanche fare il militare, mi hanno riformato per i miei problemi alla vista e il mio fisico”.
Le prossime tappe
Nei prossimi giorni potrebbero essere convocati per l’interrogatorio altri indagati, tra cui un industriale brianzolo che durante una cena si sarebbe vantato di aver sparato durante l’assedio di Sarajevo. In questo caso non un foreign fighter, ma un ’cecchino del weekend’ per divertimento. “Il rischio è che mischiando volontari, mercenari e ricchi clienti – osserva Ezio Gavazzeni, lo scrittore autore dell’esposto in Procura che ha dato il via alle indagini – si produca confusione finalizzata ad altro”.
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