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In Lombardia stipendi troppo bassi per reggere il carovita: quasi la metà va in tasse. Come se ne esce?

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09.03.2026

Il sondaggio ha riguardato anche i lavoratori della logistica

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Milano, 9 marzo 2026 –  La risposta è quasi unanime, e rende l’idea di uno scontento generale legato a un problema noto e irrisolto: “I salari attuali non sono adeguati al costo della vita”. Andando alle radici, secondo l’82% dei lavoratori lombardi del settore trasporti e logistica la causa principale è “l’eccessivo cuneo fiscale”, ossia le tasse sul lavoro.

Per il 60% influisce anche “la bassa produttività” e scarsi investimenti “in formazione e tecnologia”, mentre la metà del campione evidenzia la “debolezza della contrattazione collettiva”. Le soluzioni suggerite? Riduzione del cuneo fiscale e delle tasse, rafforzamento della contrattazione territoriale, investimenti in formazione e tecnologia, rinnovo tempestivo dei contratti collettivi nazionali.

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Percezioni al centro di un sondaggio realizzato dalla Fit Cisl Lombardia, il sindacato dei trasporti e della logistica, che rappresenta lavoratori di colossi come Trenord o Atm ma anche la galassia dei corrieri dietro l’e-commerce in forte espansione, il mondo del trasporto aereo. Sono state raccolte 345 risposte in diversi luoghi di lavoro nella regione su un tema, quello dei salari e del potere d’acquisto eroso dall’inflazione, al centro questa mattina di un convegno nella sede milanese del sindacato, in via Bolama 13.

L’allarme 

Secondo l’Ocse, l’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea dove in 30 anni gli stipendi sono calati ma, guardando ai trasporti e alla logistica, gli ultimi rinnovi dei contratti nazionali hanno portato più soldi in busta paga.

I salari nominali “sono cresciuti grazie ai rinnovi dei Ccnl”, ma restano inadeguati rispetto al costo della vita che nel frattempo è aumentato, soprattutto a Milano e in Lombardia. Fattori alla base anche dell’ormai cronica difficoltà delle aziende del trasporto pubblico locale nel trovare personale. La percezione è di un “progressivo impoverimento”, di una forbice che si allarga tra gli utili incassati dalle aziende e quanto finisce nelle buste paga dei lavoratori.

L’analisi

“Dalle risposte raccolte emergono tutte le difficoltà nel far quadrare i conti alla fine del mese – spiega Marco Ceriani, segretario generale della Fit Cisl Lombardia –, la consapevolezza del problema e anche considerazioni non banali su cause e possibili soluzioni. Pur essendoci stata una risposta con il rinnovo dei contratti, non basta: serve maggior potere negoziale dei sindacati e un decentramento della contrattazione”.

"Spostarla dai livelli nazionali a quelli aziendali e locali può aumentare la forza contrattuale dei lavoratori riuscendo a ottenere condizioni migliori. Emerge una richiesta di maggiore partecipazione – sottolinea Ceriani – e questo si lega a una delle nostre battaglie identitarie, che ha portato alla legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese”. Interventi coordinati su fisco, produttività e tutela, con il nodo dolente delle tasse sul lavoro che erodono le buste paga. La Cisl ha scomposto la parte del reddito da lavoro che finisce all’erario, analizzando come viene speso il tesoretto.

Il reddito

Considerando uno reddito lordo di 33mila euro all’anno, ben 13.749 euro è la somma “mangiata“ dalle imposte. Sul totale, 1.241 euro servono solo per coprire gli interessi sul debito pubblico. La porzione più alta, 2.749 euro, va in “previdenza e assistenza”, la pensione.

Poi 2.193 euro all’anno per contribuire a un servizio essenziale come la sanità pubblica. Altri 1.474 euro servono per “abitazioni e assetto del territorio”. Seguono 1.317 euro destinati all’istruzione.

L’ultima voce, con 279 euro all’anno, è “cultura e sport”, preceduta da “protezione dell’ambiente”. Una scomposizione che evidenzia le difficoltà del sistema: “Quando un paese cresce poco, accumula debito e paga molti interessi diventa più difficile ridurre le tasse da lavoro, aumentare i salari e i servizi che lo stato offre”.

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