“Volevamo sequestrare Andreotti e non Aldo Moro”: la versione del fondatore delle Br al processo sul rapimento Gancia
Alberto Franceschini, il blitz a Cascina Spiotta e Mara Cagol
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Considerazioni al centro di una memoria con cui gli avvocati Guido Salvini e Nicola Brigida, legali delle due figlie e della moglie dell’appuntato Giovanni D’Alfonso ucciso dalle Br il 5 giugno 1975 durante il blitz nell’Alessandrino per liberare l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, chiedono alla Corte d’Assise di Alessandria di acquisire agli atti un capitolo del libro-intervista di Franceschini pubblicato negli anni ’80, “Mara, Renato e io“. Un estratto, inoltre, della sua audizione del 1999 davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo. Pagine in cui si parla del proposito, precedente al sequestro Gancia, di rapire il politico della DC Giulio Andreotti e Massimiliano Gritti, braccio destro di Cefis nella Montedison.
Renato Curcio, Lauro Azzolini e Mario Moretti accusati dell'omicidio del 1975 a Cascina Spiotta
“Io e altri compagni volevamo sequestrare Andreotti e non Moro – ha spiegato Franceschini alla Commissione –. Noi ritenevamo che l’obiettivo giusto era Andreotti, tant’è che venni a Roma proprio per preparare il sequestro Andreotti, lo pedinai, gli toccai pure la gobba...”. Un piano sfumato perché, l’8 settembre 1974, Franceschini e Renato Curcio, altro fondatore delle Br, furono arrestati.
Il blitz del 1975 a Cascina Spiotta
Da questi documenti, secondo i legali delle parti civili, emerge che i vertici del gruppo (come Curcio e Mario Moretti, presunti mandanti del sequestro Gancia imputati con Lauro Azzolini che ha confessato la sua presenza alla Spiotta) non potevano essere all’oscuro su sequestri come quello dell’imprenditore vinicolo, sfociato in una sparatoria in cui morì anche la moglie di Curcio, Mara Cagol.
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Proprio la morte di Cagol, con le ricostruzioni alternative sulla dinamica, è uno degli aspetti su cui potrebbe concentrarsi l’udienza di oggi, con la convocazione di due testimoni citati dalle difese. Tra loro il carabiniere in congedo Domenico Palumbo che nel 2022, ascoltato come testimone dai pm, rievocò il suo intervento alla Spiotta dopo lo scontro. “Ho visto il cadavere di Cagol a fianco alla macchina – ha spiegato – con un piede ancora sul pianale”.
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