La vera domanda non è se le macchine diventeranno più intelligenti, ma se l’uomo saprà restare umano
«Sono un’insegnante di latino in un liceo scientifico della provincia di Milano da oltre trent’anni. In questi giorni accompagno i miei studenti che stanno affrontando l’esame di maturità. Sono molto preoccupata della velocità con cui si diffonde l’uso dell’intelligenza artificiale, spesso senza alcun senso critico. Ho il timore che, piano piano, possa rimpiazzare gli esseri umani in tante attività educative e lavorative. La mia è una preoccupazione eccessiva?».È questa una domanda che mi è giunta nei giorni scorsi da una lettrice attraverso i miei canali social (donWalterInsero). Una domanda che, ne sono certo, appartiene non soltanto al mondo della scuola, ma a moltissime persone. Genitori, lavoratori, professionisti e studenti: tutti ci stiamo interrogando sul futuro che ci attende in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta entrando con rapidità crescente e in modo sempre più pervasivo in ogni ambito della nostra vita. La preoccupazione della nostra lettrice non è infondata. Sarebbe ingenuo negare che l’intelligenza artificiale stia modificando profondamente il modo di lavorare, studiare, comunicare e........
