In bici a Milano: "non è qui la festa"...
Qualche giorno fa si è celebrata la giornata mondiale della bicicletta. Quando si festeggia la giornata mondiale di qualcosa – quasi sempre – c’è poco da festeggiare e molto ancora da fare. Altrimenti non ci sarebbe bisogno di attirare l’attenzione su qualcosa che fa parte della nostra quotidianità. E vale anche per la bici purtroppo, soprattutto a Milano, città che negli ultimi lustri ha scommesso forte sulla mobilità a pedali. Che festa è? Ma soprattutto a cosa serve la Giornata Mondiale della Bicicletta istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 12 aprile 2018, che riconosce «l’unicità, la longevità e la versatilità» di un mezzo che è in uso da oltre due secoli e che potrebbe diventare forma di trasporto del futuro a patto di integrarlo con buonsenso e non di imporlo con «talebana» prepotenza? A Milano, con l’amministrazione del sindaco Giuseppe Sala, lui pure ottimo ciclista praticante, la bici è finita al centro delle politiche di mobilità. Si è puntato molto e giustamente sulle piste ciclabili, forse anche dove non si potevano fare, con grandi strascichi di polemiche e di battaglie politiche: la ciclabile di corso Buenos Aires e quella sul ponte della Ghisolfa sono solo gli ultimi due esempi.
Troppa ideologia guida le strategie. E il risultato di questo approccio «fortemente orientato» è che spesso la sensazione è quella di una giunta che, più che alle reali esigenze di chi sogna di muoversi in bici in una grande città senza rischiare la pelle, pensi invece solo pensato a sommare chilometri e chilometri di ciclabili dichiarando guerra a tutte le altre forme di mobilità a motore. Le auto in primis (muoversi in macchina oggi a Milano........
