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Santificato troppo in fretta

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12.07.2026

Dove sono finiti quei magistrati che il 25 ottobre scorso, nell'aula magna della Cassazione, si alzarono in piedi, commossi, per accogliere Sigfrido Ranucci come un reduce dal fronte? Rivedo la scena. L'assemblea generale dell'Anm ritta sull'attenti, l'ovazione interminabile, e l'ospite, l'unico ad aver inquadrato la situazione: «Il più lungo applauso dedicato a un plurindagato», disse, contando le sue oltre duecento querele. Almeno lui rideva. L'attentato era stato appena promosso al rango di Piazza Fontana: si evocavano gli anni di piombo, le bombe contro la libera stampa. Poi il bilancio: due carcasse d'automobile. Gesto orrendo, odioso, sia chiaro: chi piazza un ordigno sotto la casa di un uomo, con la figlia lì accanto, è un delinquente, punto. Ma tra un delinquente e la Storia corre la stessa distanza che passa tra un petardo di Ferragosto e la strategia della tensione.

E infatti la prima a non prenderla tragicamente sul serio pare la Procura di Roma. Contesta a Valter Lavitola la strage, non tentata, strage e basta, l'ipotesi di reato di Piazza Fontana, e poi lo lascia a piede libero, comodo, a rilasciare interviste al Tg1 come un ministro e a promettere sputi in faccia dalle colonne di Domani a chiunque dubiti di........

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