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Salario minimo, flop massimo

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20.07.2026

C'è una legge che la politica non riesce ad abrogare. Non è scritta nella Costituzione, ma nell'economia di ogni Paese. E dice una cosa semplicissima: se aumenti per decreto il costo di un fattore produttivo, qualcuno dovrà pagarne il prezzo. Può essere l'impresa, comprimendo i margini. Può essere il consumatore, pagando di più. Può essere il lavoratore, se le assunzioni rallentano o il posto di lavoro scompare. Ma il conto arriva sempre. Solo che la politica continua a raccontare il contrario. Da anni il salario minimo viene venduto come la chiave capace di scardinare la cassaforte dei salari bassi. E poiché la campagna elettorale è ormai imminente, anzi i primi segni forti già si intravedono, è assai probabile che le sinistre cavalchino, insieme alle altre, anche la favola rassicurante del salario minimo. Peccato che i fatti abbiano il brutto vizio di non leggerla.

L'ultimo a ricordarlo è stato alcuni giorni fa il Washington Post. Secondo il quotidiano americano, il municipio di Washington DC aveva imboccato con entusiasmo la strada dell'abolizione del salario ridotto per i lavoratori che percepiscono mance. L'obiettivo era impeccabile: più reddito, più equità, più giustizia sociale. Poi è........

© Il Giornale