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Il testamento di Ann Lee: delirio da "mistical" Papaleo jazz ma non troppo: la gita si perde

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13.03.2026

Dopo aver raccontato una segreta passione lesbica, in una realtà bucolica dell’Ottocento (“Il mondo che verrà”, a Venezia nel 2020), la norvegese Mona Fastwold sonda, nel suo terzo lungometraggio, ancora una realtà femminile, nuovamente in un passato remoto (stavolta siamo a metà Settecento), ponendo al centro dell’attenzione del racconto Ann Lee, che dopo una serie di gravidanze fallite, si appassiona al mondo quacchero degli “shakers”, setta nella quale impiega poco tempo a farsi apprezzare, da diventarne guida spirituale. Compagna di Brady Corbet, del quale ha co-sceneggiato tutti i film, Fastvold insegue la controversa esistenza di Mother Ann (come sarà poi chiamata dai suoi discepoli), che predicava una vita semplice e pacifica, la totale devozione a Dio e l’altrettanto obbligatoria assenza di rapporti sessuali, mentre la setta diventava sempre più numerosa, fino a trasferirsi........

© Il Gazzettino