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Colossal Mozart e la poesia al servizio della musica

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16.03.2026

L’Idomeneo, la prima autentica opera del giovane compositore austriaco nonché la prima prova di una grandezza a cui stanno strette le regole. Una partitura che ha segnato uno snodo decisivo nella sua carriera

Il Mozart di Will Sharpe si misura (con gran dignità) con l'eredità di un classico

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Alla Scala, con qualche défaillance, l'opera di Mozart ragazzino scritta per Milano

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La musica di oggi non esiste

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Accomodiamoci in un salotto di Makartplatz 8, Salisburgo, mentre Wolfgang Amadeus Mozart e il padre Leopold si intrattengono, cantando il quartetto del terzo atto di Idomeneo – “Andrò ramingo e solo” – opera presentata al Teatro Cuvilliés di Monaco di Baviera nel 1781. Tra padre e figlio ci sono state incomprensioni. Wolfgang cerca di ricucire il rapporto presentandogli Costanze, la donna che ha da poco sposato. La musica si interrompe improvvisamente. Amadeus, sopraffatto dalla bellezza delle sue stesse melodie, non riesce a trattenere le lacrime. Il racconto, riferito dalla stessa Costanze, lascia intuire quanto Mozart fosse legato a Idomeneo, probabilmente la sua prima autentica opera seria sul libretto di Giambattista Varesco. Non si trattava certo del suo debutto in quel genere: negli anni precedenti aveva già affrontato l’opera seria con Lucio Silla e con Il re pastore. Questa volta, però, la situazione era diversa. Per la prima volta il compositore si trovava a lavorare per un grande teatro, con un’orchestra di prim’ordine e con cantanti celebri dai quali avrebbe presto imparato a conoscere tanto le difficoltà quanto le soddisfazioni del mestiere. Era anche il momento in cui il giovane compositore sentiva di aver raggiunto la maturità artistica, l’occasione per uscire definitivamente dal proprio guscio e misurarsi con un progetto ambizioso, pensando e scrivendo finalmente in grande.

Gli anni che precedono la composizione non sono facili: il giovane musicista avverte una frustrazione artistica. In una lettera del 4 febbraio 1778 confida al padre le istanze più profonde: “Non scordate il mio desiderio di scrivere opere. Invidio chiunque ne scriva una. Desidererei proprio piangere di dispetto quando sento o leggo un’aria. Ma italiana, non tedesca, seria, non buffa”. Ancora due anni dopo, Mozart ritiene che l’opera seria gli possa offrire possibilità espressive superiori rispetto all’opera buffa. Quando compone Idomeneo ha venticinque anni: la partitura segna uno snodo decisivo nella sua carriera. Nell’autunno del 1780 riceve da Salisburgo l’incarico per una nuova opera destinata al Carnevale dell’anno successivo. La commissione del Teatro di Monaco è prestigiosa per un autore così giovane e coinvolge lo scenografo Lorenzo Quaglio, così come il maestro di ballo Pietro il Grande. La famiglia di musicisti dei Wendling avrebbe fatto parte del cast (Dorothea come Ilia, Elisabetta come Elettra), e il ruolo del protagonista sarebbe stato interpretato dal celebre tenore Anton Raaff, la cui voce non era più la stessa di un tempo (aveva ormai 66........

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