In Cdm arriva la riforma del Tuf per rendere i mercati finanziari più competitivi. Obiettivi e rischi
Meno costi regolamentari per chi si quota. Ma Icgn, il network dei fondi da 90.000 miliardi, teme tutele più deboli per soci di minoranza e prezzi più bassi
Il matrimonio che s'ha da fare tra Poste e Tim
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Il colpo del cda di Mps a Lovaglio: via le deleghe
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Il taglio fiscale sui carburanti è di circa 0,25 euro, ma il calo del prezzo è più piccolo. Problemi d'accisa
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Ieri il rinvio di un giorno del Consiglio dei ministri ha creato un po’ di apprensione al Mef, perché così si arriva all’ultimo giorno disponibile per l’approvazione della riforma del Tuf: oggi, infatti, scade la delega al governo che peraltro era stata prorogata l’anno scorso fino, appunto, al 27 marzo 2026. Se non ci saranno intoppi, il Cdm oggi approverà una riforma a cui il Mef – in particolare il sottosegretario Federico Freni – lavora da un paio d’anni, a partire dalla legge Capitali del marzo 2024, con l’obiettivo di migliorare la competitività dei mercati finanziari italiani.
La gestazione della revisione, dopo trent’anni, del Testo unico della finanza (Tuf), noto come “legge Draghi” (dal nome dell’allora dg del Tesoro che presiedeva la commissione tecnica), non è stata breve. Lo scopo dichiarato della riforma è quello di dare più garanzie e maggiore flessibilità alle imprese per invogliarle a quotarsi. D’altro canto, questi interventi hanno suscitato anche delle critiche........
