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C'è un ordine anche per invecchiare: ora abbiamo la mappa

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03.03.2026

Invecchiare è una chiusura controlla e non una sua decomposizione caotica. E' questo il risultato fondamentale di uno studio pubblicato su Science che cambia la prospettiva sull'invecchiamento. Non un collasso caotico dell'organismo, ma una riorganizzazione sincronizzata meno plastica e più stabile

Su Science è uscito un lavoro che costringe a cambiare prospettiva: l’invecchiamento, visto da vicino, assomiglia meno a una catastrofe locale che si propaga e più a una transizione di regime dell’intero organismo. Il corpo anziano non appare come un edificio che crolla per cedimenti casuali, appare come un sistema che, per ragioni profonde, scivola verso uno stato diverso e più “chiuso”: più rigido, più infiammato, meno plastico, con equilibri cellulari riscritti in modo coerente tra tessuti lontani.

Il merito centrale dello studio è avere dato una misura diretta di questa trasformazione su scala enorme. L’idea è semplice: ogni cellula ha lo stesso DNA, ciò che cambia è quali porzioni di quel DNA risultano utilizzabili in un certo momento. Il genoma non è un testo sempre leggibile per intero; è un archivio, e una cellula vive aprendo cassetti e richiudendone altri. Questa disponibilità all’uso dipende dall’organizzazione della cromatina, l’impacchettamento del DNA nel nucleo. Quando una regione è accessibile, i sistemi di regolazione possono attivare geni e programmi cellulari; quando una regione si chiude, quei programmi diventano difficili o impossibili da attivare. Misurare come cambia l’accessibilità con l’età significa osservare l’invecchiamento a monte dell’espressione genica, nel punto in cui si decide quali possibilità operative restano sul tavolo.

Gli autori costruiscono una cartografia immensa: milioni di nuclei, più tessuti, più età, entrambi i sessi. Da quella massa di dati emerge una tassonomia ad altissima risoluzione di tipi e sottotipi cellulari, e una seconda informazione ancora più importante della tassonomia: le popolazioni cellulari cambiano di composizione con l’età in modo sistematico. Alcuni stati diventano più frequenti, altri si riducono. Questo dettaglio è........

© Il Foglio