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Se solo il 23% è iscritto alle correnti, per Guzzetta, «servono dati sui ruoli che contano, altrimenti la trasparenza è una suggestione»

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12.02.2026

«Esistono degli obblighi dovuti alla riservatezza». Con queste parole l’Associazione nazionale magistrati ribadisce l’impossibilità di diffondere i nomi degli iscritti al sindacato delle toghe. Una questione spinosa, che tiene in campo due diverse e oggettive esigenze: quella di tutelare la privacy dei singoli e quella della trasparenza. Ma dietro il muro della riservatezza si muove un dibattito che investe la natura stessa del potere associativo e il suo impatto sulle carriere dei magistrati italiani.

Il rifiuto di rendere pubblici gli iscritti non incontra pareri unanimi. «È una richiesta che ho sentito fare la prima volta da Previti quando ero appena entrato in magistratura - commenta Giovanni Zaccaro, segretario di Area -. Sembra una canzone di Venditti: “Certi incubi non finiscono... fanno dei giri immensi e poi ritornano”». Insomma, una richiesta irricevibile. Non è un tabù, invece, per Claudio Maria Galoppi, segretario di Magistratura indipendente, la corrente “moderata” e al momento più forte all’interno della magistratura. I nomi degli iscritti, spiega al Dubbio, sono in possesso soltanto della Giunta dell’Anm e, dunque, una cerchia molto ristretta. «Fosse per me, e parlo a titolo personale, non a nome di Mi, farei la discovery completa su tutto», spiega.

L’opacità degli elenchi si scontra con una realtà numerica che fotografa il peso delle correnti: i magistrati iscritti all’Anm sono circa 9.200, l’assoluta maggioranza; ma quelli iscritti a una corrente sono circa 2.100. Una “minoranza attiva” del 23% che, tuttavia, sembra detenere le chiavi di accesso alla quasi totalità dei posti di comando. Su questo punto,........

© Il Dubbio