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Il presidente dei petrolieri italiani Gianni Murano: "Metà distributori e paghiamo meno. Extraprofitti? Disponibili a discutere"

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02.09.2026

02 Settembre 2026, 12:30

L’Italia raffina i carburanti, li vende a Malta e poi benzina e gasolio costano molto meno là che qui. E’ il paradosso dal quale è partita la nostra nuova inchiesta che ci ha portato a scoprire che Malta non è neppure un caso isolato. Ma riguarda anche Spagna, Croazia e Slovenia. Abbiamo quindi posto una serie di domande a Gianni Murano, presidente di Unem, l’Unione Energie per la Mobilità che rappresenta una parte centrale dell’industria italiana della raffinazione e della distribuzione dei carburanti.

Carburanti, il caso Malta non è isolato: riforniamo altri Paesi che fanno pagare meno

- Presidente, ma com’è possibile che Malta acquisti carburanti raffinati dall’Italia e riesca a vendere al pubblico benzina e gasolio rispettivamente a 1,34 e 1,21 euro al litro e a prezzo fisso? In Italia siamo su livelli enormemente superiori e il paradosso è che i maltesi stiano riempendo i serbatoi delle loro auto con gli stessi carburanti che qui ci costano, al servito, anche più del doppio.

Ho letto la vostra inchiesta. Ed è ineccepibile nel quadro che avete presentato. Anch’io, lo scorso anno, ero stato a Malta e avevo notato che i prezzi dei carburanti ai distributori erano già significativamente più bassi rispetto a quelli italiani. Ma il divario, e il confronto tra le fotografie che avete pubblicato lo rende inequivocabile, è nettamente aumentato.Partiamo da un dato di fatto: benzina e gasolio sono sicuramente gli stessi. I carburanti italiani e quelli venduti a Malta rispettano le norme europee che garantiscono standard qualitativi comuni in tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Quindi la benzina e il gasolio che troviamo a Malta, tranne naturalmente i carburanti “speciali”, venduti dichiaratamente con additivi per ottenere prestazioni superiori, sono sostanzialmente gli stessi. E poiché l’Italia è il primo fornitore di prodotti raffinati di Malta, possiamo dire che nei serbatoi gli automobilisti italiani e quelli maltesi mettono lo stesso carburante. A rifornire Malta sono principalmente due raffinerie italiane, con la prevalenza di una siciliana. E le vendite dei nostri carburanti a Malta vengono effettuate rispettando il prezzo internazionale di mercato.Detto questo, la grande differenza sul prezzo finale la fanno altri elementi: il sistema di tassazione, la politica energetica e il modello di business adottato dal Paese. Ma conta anche la stessa struttura di Malta.Malta ha soltanto una ottantina di stazioni di servizio e costi di distribuzione sul territorio irrisori rispetto a quelli che deve sostenere chi distribuisce carburanti in Italia attraverso una rete di circa 22.000 impianti. Dovendo garantire i consumi di circa mezzo milione di abitanti e non quelli di quasi 59 milioni di residenti, ha inoltre esigenze completamente differenti per la manutenzione e il funzionamento della rete. Dalle statistiche può anche emergere per Malta un’incidenza percentuale della tassazione sui carburanti molto elevata, persino superiore a quella italiana. Ma se andiamo a vedere quanto effettivamente incassano gli Stati su ogni litro, scopriamo una situazione diversa. Malta applica l’Iva al 18 per cento, mentre l’Italia la applica al 22. E anche sul fronte delle accise il peso effettivo è differente.Una grande differenza, poi, è proprio nel modello di business. Malta dispone di una società petrolifera nazionale controllata dallo Stato che cura l’approvvigionamento e la vendita all’ingrosso. E, come avete spiegato anche nella vostra inchiesta, ricorre all’hedging, un meccanismo di protezione dal rischio di oscillazione dei prezzi utilizzato anche da molte società petrolifere e, per esempio, dalle compagnie aeree.Naturalmente tutto questo ha un costo. Nel caso di Malta è un costo che finisce per essere sostenuto dal sistema pubblico. La nostra stima è che negli ultimi 5 anni gli interventi necessari a mantenere stabile il prezzo dei carburanti abbiano avuto un peso nell’ordine di circa 1,5 miliardi di euro. Ma è proprio questo sistema che consente loro di mantenere sostanzialmente fermi i prezzi dei carburanti. Se non sbaglio, siamo più o meno sugli stessi livelli addirittura dal 2020.In sostanza il governo maltese, attraverso la società petrolifera di proprietà pubblica, acquista i prodotti necessari al mercato nazionale e assorbe il rischio legato alle oscillazioni dei prezzi.E’ come se l’Italia dicesse: “Mantengo stabile il prezzo finale dei carburanti e l’eventuale aumento del costo del prodotto lo assorbo attraverso la finanza pubblica”. E’ chiaramente un modello che può essere più facilmente gestibile con mezzo milione di abitanti e 80 stazioni di servizio. Con circa 22.000 impianti e quasi 59 milioni di abitanti sarebbe decisamente più complesso.Modelli analoghi sono abbastanza diffusi nei Paesi con mercati più limitati o fortemente controllati. Esistono, per esempio, sistemi simili in Egitto, Algeria e Tunisia. Nei Paesi europei nei quali esiste invece un mercato libero questo modello non viene generalmente praticato.Potrebbe essere teoricamente adottato anche da noi, ma lo vedrei molto complicato sia per le normative antitrust sia, soprattutto, per i volumi che caratterizzano il mercato italiano.A margine di tutto questo, poi, su Malta c’è anche un’altra questione. E’ un Paese che importa........

© Il Corriere dell'Umbria