menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

L'intervista al commissario Guido Castelli: "Ricostruzione compiuta quando parleremo soltanto di rinascita"

28 0
24.08.2026

23 Agosto 2026, 17:10

Tra poche ore saranno passati già dieci anni dalla prima scossa del terremoto che mise in ginocchio il Centro Italia. Con il senatore Guido Castelli, dal 3 gennaio 2023 commissario straordinario di Governo alla ricostruzione e alla riparazione dei territori colpiti dall’evento sismico del 24 agosto 2016, ripercorriamo quei giorni, ma soprattutto il lavoro svolto negli ultimi tre anni e mezzo da quando è commissario con uno sguardo al lavoro da portare avanti nei prossimi mesi.

- Senatore, sono passati dieci anni dal terremoto. Il 24 agosto 2016 lei era ancora sindaco di Ascoli Piceno: qual è la prima immagine che le torna alla mente?La prima immagine è quella della gente impaurita ed incredula che si era portata in strada subito dopo le 3.36. Ad Ascoli la scossa è sentita con forza, ma ebbi la consapevolezza della gravità della tragedia solo quando, mentre mi trovavo con il prefetto Stentella nella sala operativa della protezione civile, sentii risuonare in televisione le parole del sindaco di Amatrice Pirozzi che diceva: “Amatrice non c’è più”. Non potevo immaginare che si trattasse solo dell’inizio. Il 26 ottobre, il 30 ottobre e il 18 gennaio 2017 una delle sequenze sismiche più drammatiche della storia d’Italia avrebbe completato la propria traiettoria distruttiva.

- Sentì la scossa? Che ricordo ha di quei momenti?

Sì, la sentii molto bene. Ma la sensazione più forte non fu tanto quella della scossa in sé, quanto della consapevolezza, maturata nei minuti successivi, che nulla sarebbe stato come prima. Quando iniziarono ad arrivare le prime notizie da Arquata, Accumoli, Amatrice e dalle altre comunità, la dimensione della tragedia diventò evidente. Da amministratore compresi immediatamente che sarebbe iniziata una lunga fase di responsabilità e di impegno.

- Qual è stato il primo luogo del cratere che ha visitato e che cosa ricorda di quel primo incontro con le comunità colpite?

Alle 7 del mattino mi trovavo già ad Arquata del Tronto. Ricordo perfettamente l’incontro con il compianto sindaco Aleandro Petrucci che aveva “ricoverato” nella propria macchina la moglie, la figlia e l’adorata nipotina. Ricordo l’odore della polvere sollevata, il senso di smarrimento delle persone, ma anche una dignità straordinaria. In quei giorni il terremoto aveva colpito case, piazze, riferimenti, ma non aveva cancellato il senso di comunità. E’ una delle immagini che ancora oggi mi guidano: dietro ogni edificio da ricostruire c’è una persona che vuole tornare a vivere nel proprio borgo.

- C’è un volto, una storia o un incontro che non ha mai dimenticato?

Ci sono moltissimi volti che non ho dimenticato. In particolare, il volto desolato e paralizzato dal dolore di una madre che all’interno dell’obitorio dell’ospedale di Ascoli aveva in braccio il corpo esanime del figlioletto di 4 anni. Un’immagine che quasi ricordava la Pietà di Michelangelo ma che, in quel pomeriggio afoso e devastante, si proponeva in tutta la sua cruda realtà. È una delle immagini che ancora accompagnano, nei pensieri e nelle responsabilità, il mio ruolo di Commissario.

- C’è una casa o una comunità che considera simbolica del percorso fatto in questi dieci anni?

Più che una singola casa penso ai tanti centri storici che stanno tornando a vivere. Penso a Norcia, Amatrice, Arquata, Castelluccio e a tanti piccoli borghi dove la ricostruzione sta restituendo non soltanto edifici, ma identità. Il simbolo più importante è proprio........

© Il Corriere dell'Umbria