Il calcio di Fabrizio Ravanelli, dall'idolo Vialli fino all'incontro con Gorbaciov
25 Settembre 2026, 05:00
Fabrizio Ravanelli è un viaggio che parte da Mugnano e arriva fino a Torino, di carattere e di magliette a coprire la faccia dopo un gol. Il racconto di “Penna Bianca” è un’altalena di emozioni. La tenacia di Ravanelli si è plasmata proprio a Mugnano, in una “famiglia modesta”, con un papà che si è diplomato a 40 anni “per portare più soldi a casa”. La figura del genitore ritorna sempre alla mente di Fabrizio. “Si faceva in quattro per accompagnarmi agli allenamenti a Perugia”, ha raccontato Ravanelli, cresciuto col pallone e il Corriere dell’Umbria accanto. “Il giornale mi ha sempre accompagnato e il merito va soprattutto a mio padre, che aveva fatto una collezione di tutti gli articoli usciti su di me. Sono dei cimeli che mi riempiono di soddisfazione”.
Proprio il Perugia è stato il primo amore di Penna Bianca: con la maglia del Grifo il sogno si è trasformato in realtà. Poi, dopo aver salutato il club di Pian di Massiano per dirigersi verso Avellino, sono arrivati i primi momenti duri della sua carriera.
Il vicino scomodo di Avellino
Nel territorio irpino il giovane Ravanelli ha vissuto uno dei momenti più duri della sua carriera da calciatore. “Abitavo a Mercogliano, paese a 10 minuti da Avellino e stavo in un appartamento al primo piano. Al piano terra c’era un fruttivendolo tifosissimo dell’Avellino........
