Quante leggende intorno al Madagascar
Il 29 marzo è una giorno importantissimo per i Malgasci, che l’hanno dichiarato nel 1967 festa nazionale: il 29 marzo 1947 le forze nazionaliste lanciarono un attacco alle basi militari e ai possedimenti francesi, e presto la rivolta, iniziata sulla costa orientale, si estese a sud e agli altopiani centrali. L’esercito francese chiese rinforzi, ma soltanto a dicembre del 1948 ebbe ragione degli insorti.
Una grande isola, che ospita una varietà cosa ricca e incredibile di specie vegetali e animali, da far pensare in passato ad alcuni, tra cui la famosa Madame Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che in realtà fosse quanto rimaneva di un continente enorme, Lemuria. Il continente si sarebbe esteso dall’Africa fino all’Australia, e lì avrebbero abitato in tempi antichissimi esseri superiori, ermafroditi e ovipari. Quante leggende, quanto stupore intorno al Madagascar.
A colonizzare l’isola ci avevano provato in tanti, nel corso dei secoli, ma a resistere erano stati solo i pirati: secondo gli storici, nel XVII secolo l’isola di Sainte-Marie poteva contare non meno di 1.500 pirati, armati di una cinquantina di cannoni. Forse si deve far risalire proprio a quel periodo la nascita di una nazione pirata anarchica, descritta in The General History of the Pyrates, saggio attribuito da alcuni al pirata Charles Johnson e da altri allo scrittore Daniel Defoe.
A fine Ottocento, la Francia riesce a prendere pienamente possesso del Madagascar, esiliandone la regina Ranavalona III e suscitando non poco malcontento, tanto che già nel 1904 e nel 1905 ci sono rivolte, soffocate nel sangue.
L’ultima rivolta, quella del 1947, nasce dal non rispetto di un accordo. De Gaulle aveva proposto la trasformazione delle colonie in Territori francesi d’oltremare, con una loro rappresentanza all’Assemblea nazionale francese, ma alle proposte avanzate dai tre deputati malgasci dell’MDRM (Mouvement démocratique de la rénovation malgache) si era poi opposto il Primo ministro Paul Ramadier e, per impulso della Francia, era nata una formazione politica avversaria all’MDRM: mentre quest’ultimo avrebbe voluto l’indipendenza, il PADESM (Parti des désherités de Madagascar) propendeva per una autonomia graduale… molto, molto graduale.
Nacquero così due raggruppamenti clandestini nazionalisti, che passarono alla lotta armata. La Francia usò il pugno duro: vennero incarcerati i tre deputati dell’MDRM anche se nulla avevano a che fare con la rivolta e godevano dell’immunità parlamentare, e arrivarono 30 mila soldati di rinforzo. Ci furono torture, esecuzioni di massa, incendi di interi villaggi.
Solo nel 2005, in occasione di una visita ufficiale in Madagascar (che era diventata indipendente nel 1960), il presidente Chirac ammise pubblicamente le responsabilità della Francia e stigmatizzò il comportamento delle autorità coloniali come “inaccettabile”: non ci sono stime ufficiali, ma secondo gli studiosi il numero delle vittime va calcolato tra 40 e 100 mila.
Dal 1967, il governo del Madagascar ha dichiarato il 29 marzo – data di inizio della rivolta – giorno di festa nazionale, e i malgasci lo festeggiano in tutto il mondo. Dal 2014, l’Italia ha ripreso le relazioni diplomatiche con la nazione, interrotte per quattro anni a causa di un colpo di stato, e si stanno sempre di più sviluppando commerci, missioni cattoliche e iniziative delle Ong e delle Odv.
Un esempio di Odv, gli Amici di Ampasilava, organizzazione di volontariato che già nel 2008 ha inaugurato l’Hopitaly Vezo, ospedale nel sudovest aperto giorno e notte che tratta le malattie più diffuse, permette alle donne di avere assistenza durante il parto e nel puerperio, distribuisce acqua pulita e fornisce un’assistenza di base. Volontari dall’Italia formano personale del luogo: e, grazie alle donazioni, l’ospedale sta acquisendo sempre più macchinari e può occuparsi di sempre più malati.
Amici di Ampasilava è un esempio tra i tanti: l’interesse per quest’isola meravigliosa e il dramma economico e sanitario dei suoi abitanti sembra procedere di pari passo con l’interesse per i commerci, anche perché non è più tempo di sfruttamento cieco; forse si sta cominciando a capire che la solidarietà paga più dell’egoismo, sia nel breve che nel lungo termine.
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