Italia fuori dai Mondiali. Non è più un incidente, è un sistema da rifondare
Per la terza volta consecutiva dal 2017, l’Italia resta fuori dai Mondiali di calcio. Non è più una sorpresa né una semplice delusione sportiva. È il segnale evidente di un sistema che ha smesso di funzionare. Si dirà che il calcio è solo un gioco ma in un Paese come il nostro rappresenta storicamente e culturalmente molto di più. È identità, passione, appartenenza. Un intero popolo nel 1982 esultò insieme a Sandro Pertini per la conquista dei mondiali. Proprio per questo, oggi non ci sono alibi.
Non è questione di singoli errori, né di episodi arbitrali o condizioni fisiche. I giocatori scesi in campo hanno espresso ciò che realmente sono ovvero un livello medio che non è più adeguato alla storia e al peso della maglia azzurra. E se questa è la realtà, la responsabilità non può ricadere solo su di loro.
Il problema è strutturale e si articola su quattro direttrici evidenti.
La prima riguarda i giovani e la formazione. I settori giovanili delle squadre delle serie principali, che un tempo rappresentavano il cuore pulsante del movimento, oggi faticano a svolgere il loro ruolo. Costano troppo, non sono più in grado di generare con continuità talenti del livello di Totti, Del Piero o Baggio. Mancano investimenti, qualità tecnica nella formazione degli allenatori, continuità nei percorsi educativi e sportivi, anche perché è più facile prendere un giocatore straniero, magari dai Paesi terzi, da formare o già formato grazie alle regole che hanno favorito questa migrazione. Altra cosa sono le scuole calcio delle società sportive dilettantistiche anche quelle spesso luoghi di servizi a pagamento più che luoghi di crescita sportiva e umana. Senza una........
