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Il perfetto sofista

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30.06.2026

Avevo da poco iniziato l’università quando un mio ex prof del liceo mi chiamò per un lavoretto: insegnare in una scuola di recupero. Materie da istituto tecnico, ne sapevo poco. Il prof insisteva che non c’era da preoccuparsi. Andai a incontrare il proprietario.

Il tipo mi illustrò, con dettaglio di marche e modelli, di quale «parco auto» si fosse dotato da quando s’era deciso ad abbandonare i sotterranei della ricerca per farsi baciare dal sole del capitalismo. Dunque mi spiegò il suo progetto didattico: «A me non interessa cosa imparano questi ragazzi. Basta che lei dia loro l’illusione di imparare».

Questa oscena confessione mi è rimasta come una bruciatura. E vedo il suo spirito nefando riapparirmi davanti oggi sotto specie di chatbot. Di nuovo l’illusione di imparare.

Quando Atene si ristrutturò per un confronto politico più aperto, nel V secolo a.C., apparve una nuova fauna. Personaggi molto ben dotati di favella che andavano in giro a vendere l’arte retorica, a insegnare alla gente come persuadere gli altri e come difendere qualunque idea. Così si poteva prender parte efficace alle assemblee.

Erano i primi intellettuali professionisti. La loro qualifica, sofisti, è rimasta sinonimo di un uso del linguaggio ingannevole, utilitaristico, immorale in quanto scollegato da convinzioni........

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