Cassa perpetua
Un giorno dissi alla mia piccina: amor mio, non possiamo comprare tutto quello che vuoi, sai? Dobbiamo andarci piano, non abbiamo molti soldi. Lei perplessa replicò: ma vai al bancomat e li prendi, no? A tanti anni di distanza, temo che lei sia rimasta di quell’idea. Ma questo ricordo mi fa sempre ridere quando mi torna in mente. Fa ridere tutti.
La comicità sta, come in tanti discorsi dei bimbi, nella deliziosa ingenuità di un modello del mondo, uno dei tanti che il suo cervellino in progress aveva messo insieme da sé, osservando gli eventi e rilevando gli schemi. Pensiero laterale ininterrotto. Meraviglioso.
E poi funziona come una barzelletta, col “sentimento del contrario” di Pirandello: il salto termico tra quella innocenza spensierata, e la spaventosa concretezza che grava su di noi adulti impastoiati nell’intreccio tra il macrosistema economico-finanziario globale, il lavoro faticoso per alimentare il conto e la sua complicata storia sociale, l’elaborata tecnologia che fa funzionare i bancomat, eccetera.
Beati i piccoli, che ancora non sanno! Sì, quello è decisamente il periodo della vita che amo di più. Così puro e incapace di menzogna, quando tutti i mondi sono ancora possibili. Quell’isoletta in mezzo al lago è il dorso di un drago addormentato? Ma certo, nulla da obiettare, niente........
