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Una sorta di giubileo per i trent’anni dei Subsonica

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02.04.2026

Come sfuggire all’abbraccio caldo ma soffocante della nostalgia, oggi che buona parte dell’intrattenimento globale vive di revival? Se show e serie tv, libri e film, podcast e trend social, si rifugiano così volentieri nel ricordo, non serve una laurea in psicologia per intuire che il passato resta l’unico porto sicuro, per attraccare le nostre barche squassate dalle angosce quotidiane. Anche il mercato musicale, che assieme alla moda il revival l’ha inventato, mai come ora punta su tour celebrativi, reunion e anniversari – grandi karaoke della memoria in cui riscoprirsi comunità, sfuggire alla frammentazione dei consumi e illudersi di avere ancora vent’anni, "quando la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole".

Una sorta di giubileo subsonico in una città che, come ricorda a teatro l’autore e interprete Federico Sacchi, è restia agli abbracci. Torino avrà pure cambiato pelle, in questi tre decenni di tramonto automobilistico e aurora culturale (e gastronomica), ma resta allergica agli esibizionismi e ai red carpet. Allora forse, in questa festa mobile c’è anche la voglia di scrollarsi per una volta l’aplomb sabaudo e rivendicare con orgoglio una storia che accomuna la band e la città, nel segno del laboratorio indipendente: la storia degli ex-ragazzi di periferia che “ce l’hanno fatta” pur senza diventare superstar, e quella dell’ex-capitale defilata, che da sempre ama l'underground quanto l’understatement (rispetto alla linea ad alta visibilità Milano-Roma-Napoli).

Non a caso, grazie al........

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