Il consenso libero, attuale e revocabile
L’iter parlamentare della nuova legge sulla violenza sessuale contro le donne è fermo dopo la retromarcia del governo sull’accordo raggiunto con l’opposizione. Intanto il parlamento europeo ha chiesto recentemente (a larghissima maggioranza) alla Commissione Europea di preparare una proposta legislativa che definisca il reato di violenza sessuale in modo comune in tutta l’Europa.
Il dibattito sulla questione, resa sempre più pressante dall’allarmante aumento delle molestie sessuali e degli stupri (in particolare di gruppo) e dalla diffusa impunibilità dei loro autori, è difficile e tende ad arenarsi in tortuose e improduttive disquisizioni giuridiche. È un errore frequente dei difensori dei diritti cercare una loro definizione giuridica precisa e inappuntabile in ogni suo singolo dettaglio, in grado di offrire una soluzione concreta a ogni singola controversia. Così facendo costruiscono disegni di legge complicati e astratti dalla vita e consentono a chi si oppone di imbrigliarli con ogni cavillo procedurale possibile.
La legge deve accordarsi con l’esperienza e il senso della vita (invece di strutturarli secondo parametri giuridici ad essi esterni). Questo accordarsi costituisce il suo “spirito” che mai deve essere assorbito dalla sua “lettera”. Nel caso della violenza sessuale sulle donne l’esempio più eloquente dell’ansia definitoria è il cosiddetto “consenso affermativo”: “Solo il sì è sì”. Questo tipo di consenso, alla base dell’impostazione della legge spagnola, il cui testo ambisce a racchiudere in sé stesso la realtà del corteggiamento e della relazione erotica, si appoggia necessariamente sul piano della concretezza, che invano insegue, su........
