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I ragazzi nella rete diagnostica dell'adhd e dell’autismo

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27.02.2026

Per lunghi anni abbiamo assistito a una grande proliferazione delle classificazioni psichiatriche promossa dai DSM, i manuali diagnostici americani (sempre più assoggettati alle terapie farmacologiche e alle terapie prêt a porter comportamentali). Più circoscritte e dettagliate sono diventate le classificazioni, più si sono estraniate dai soggetti classificati. L’espansione delle “sindromi” e dei “disturbi”era, fin dall’inizio, al servizio di un centralismo poco democratico nella gestione del dolore psichico. Visibile era la volontà di controllate la teoria e la prassi della cura, depurandola dal pensiero affettivo e critico. In effetti, la proliferazione ha prodotto nel campo del malessere psichico nelle età più vulnerabili (infanzia e adolescenza) il dominio di due diagnosi: ADHD (Disturbo di deficit di attenzione e di iperattività) e autismo. Sono le diagnosi che più si offrono a un trattamento procedurale, fondato su schemi supposti scientifici perché applicano calcoli quantitativi.

ADHD e autismo stanno assorbendo sul piano diagnostico tutta la sofferenza dei bambini e dei ragazzi, un’area strategica per il controllo della cura perché l’infanzia e l’adolescenza sono il luogo dell’origine delle patologie psichiche e anche il luogo della loro prevenzione. Spariscono nelle diagnosi le depressioni e le psicosi infantili e adolescenziali; gli stati di ansia (a volte espressi in forma di fobia, a volte come disturbi ossessivi o isterici, a volte in modo diretto come stati d’angoscia pura); la difficoltà di mettersi in gioco sul piano del desiderio che si manifesta come inibizione dell’emozione, del pensiero, dell’azione e della socializzazione. Restano ugualmente fuori dalla visuale diagnostica le inibizioni........

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