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Final disintermediation: l’horror economico di successo da cui facciamo fatica a uscire

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23.03.2026

Final destination è un film thriller-horror del 2000, così fortunato da aver generato una intera serie di lungometraggi con lo stesso titolo arrivata oramai al sesto capitolo. La sua idea di base è tanto semplice quanto efficace: un gruppo di persone sfugge per ragioni misteriose a una morte violenta; da quel momento in poi però devono guardarsi dalla morte stessa, a cui non piace essere ingannata e che cerca in ogni modo di ghermirli. I protagonisti provano in ogni modo a ingegnarsi per sfuggirle, ma quasi inevitabilmente finiscono per rimetterci le penne.

Il Washington Post ha rivelato che Jeff Bezos, fondatore di Amazon e uno degli uomini più ricchi del mondo, sta cercando di raccogliere 100 miliardi di dollari per costituire un fondo di investimento al fine di acquisire imprese manifatturiere e rilanciarle grazie ad AI e automazione. Si costituirebbe così un dei più grandi fondi di buyout al mondo – se non il più grande – che secondo indiscrezioni si concentrerà sui settori della produzione di chip, della difesa e dell’aerospaziale.

Bezos è stato fin qui il protagonista di maggior successo della disintermediazione: quel fenomeno che, avvalendosi della crescente globalizzazione dei mercati e delle merci, dalla fine del secolo scorso in poi ha portato ad accorciare notevolmente le catene di produzione e di vendita. Se prima, insomma, diverse persone potevano estrarre valore inserendosi nei vari passaggi tra produttore e consumatore finale, oggi le opportunità per farlo sono diminuite considerevolmente. A beneficiarne sono stati i padroni delle piattaforme, in grado di sbaragliare la concorrenza con prezzi bassi – se non sottocosto – e attrarre enormi capitali; e i consumatori, che di quei prezzi bassi ne hanno approfittato.

Che fine hanno fatto, allora, tutte quelle persone e quelle aziende che lavoravano nelle lunghe catene del valore precedenti alle piattaforme? In un certo senso, la loro storia è simile a quella dei protagonisti di Final destination: un’eterna fuga per cercare di proteggere la propria rilevanza, operatività e reddito dagli assalti della disintermediazione; una corsa che ha alternato momenti di sollievo quando sembra di aver trovato un posto sicuro e di averla scampata, ad attimi di........

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