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Trump contro il Papa: quando l’attacco è il sintomo della fragilità

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14.04.2026

No, le parole di Donald Trump contro Leone XIV non vanno lette come una semplice intemperanza, né come l’ennesima provocazione di un leader che da anni ha fatto dell’eccesso una cifra politica. Vanno lette per quello che probabilmente sono, e cioè il sintomo rumoroso di una fragilità. Non solo di una debolezza personale, che è categoria psicologica sempre scivolosa e spesso inutile. Ma di una fragilità politica, di fase, di posizione.

Perché Trump sceglie di colpire, in questa occasione, il Papa? Non un oppositore di partito, non un giornalista ostile, non un giudice, non un capo di Stato rivale.

Una prima risposta è che questi attacchi arrivano dopo che Leone XIV aveva preso parola con chiarezza sulla guerra, definendo “veramente inaccettabili” le minacce americane contro l’Iran; Trump risponde accusandolo di essere debole sul crimine e pessimo in politica estera. Non è un incidente, non è solo una scelta istintiva: è una scelta rivelatrice.

Quando un leader politico cerca un nemico morale, di solito sta succedendo qualcosa. In primis, che sta provando a spostare il terreno dello scontro, cercando un’arena in cui il conflitto non riguardi più i risultati, i dossier, le crepe della propria coalizione o le difficoltà della propria linea internazionale. Ma si trasformi in una guerra di valori, in un duello simbolico, in una contesa più grande e più emotiva. La presa di Trump sul........

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