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Festival Fog, i molti sguardi dell’arte sul mondo

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friday

I nuotatori di De Chirico osservano dai loro Bagni, immobili, la strana atmosfera altrettanto sospesa – ma molto fisica e carnale – che l’artista lituana Lina Lapelytė  ha creato nei giardini del Palazzo dell’Arte a Milano il 19 settembre ad aprire la seconda tranche di Fog, festival di arti performative della Triennale (della prima parte in primavera avevamo scritto qui).

Cinque ore con decine di spettatori coinvolti nella sua opera in progress “Mud Work”, chiamati a creare dei cubi d’argilla, aiutati da un gruppo di assistenti (il collettivo milanese ALOT) che fungono anche da coro che intona delle canzoni ipnotiche (musica della stessa Lapelytė e con testi tratti da poesie). Alla fine di questa attività così semplice, quasi infantile e insieme zen, si sono accumulati centinaia di piccoli cubi, ognuno con una sua singolarità dell’imperfezione, che sono stati cotti in una fornace e portati a Berlino dove diventeranno parte della pazzesca installazione dell’ Hamburger Bahnjof Museum  in corso fino al 10 gennaio 2027. 

Il festival (praticamente una stagione, ma “fuori stagione” unendo le due parti) proseguirà fino al 15 novembre con un totale di 14 spettacoli, tra prime assolute e prime nazionali o anteprime, come l’altro spettacolo che – anch’esso inaugurale –  ha l’impronta della sperimentazione. Si tratta del nuovo lavoro del gruppo “Dewey Dell” (compagnia di danza guidata da Teodora e Agata Castellucci, con Vito........

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