Naza è ciò che resta quando si smette di pensare
Ho visto Naza per scelta militante. Come atto politico. Nessuna curiosità, solo partecipazione consapevole. Naza è un'unità di misura. Nel gergo dell'intelligence israeliana indica il numero di civili che si prevede moriranno in una azione militare. Un margine. Un costo ritenuto accettabile. Una parola che cancella il volto prima ancora di uccidere.
Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, israeliani e premi Oscar per No Other Land, non chiede di credere a un accusatore. Raccoglie le testimonianze anonime di 24 militari e uomini dell'intelligence israeliani. Parlano nell'ombra, con le voci alterate. Uno racconta che fu autorizzato un attacco che poteva uccidere fino a 500 civili pur di eliminare un singolo membro di Hamas.
È questa la disumanizzazione che il film mette a nudo. Non nasce soltanto dall'odio, che almeno ha un volto. Nasce dalla routine, dalla distanza, dalla procedura. Il palestinese non è più una persona: è un segnale sul telefono, un dato, un punteggio, un numero da sommare. Un testimone racconta di attacchi fatti scattare da una frase intercettata dal telefono di un bambino. Un bambino che diventa un innesco.
Gli intervistati non sono mostri. Sono ragazzi........
