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Altro che festa di popolo. Alle prossime primarie non c'è nulla da festeggiare

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03.10.2026

Il gran dibattito sulle primarie del campo largo e sulla sfida Schlein-Conte per la futura leadership della coalizione dovrebbe partire da una evidenza: le primarie nazionali in generale, e in particolare queste primarie di cui si parla, non sono un segno di forza distintiva, né tanto meno una festa di popolo come si è sempre detto in passato. Sono una spia di debolezza, anzi uno stillicidio. Basta saperlo. Se vincerà Schlein, il M5S incasserà il colpo ma sarà una pentola a pressione e una spina nel fianco per tutta la durata dell'alleanza, compreso l'eventuale governo. Se vincerà Conte, il Pd passerà in una notte da primo partito all'essere semplicemente morto. Basta saperlo.  

A sinistra le primarie sono sempre state vissute come un momento di democrazia, ed è difficile sostenere il contrario. Ma sono anche sempre state poco o per nulla divisive, o perché scontate nel risultato (come quando si scelse Prodi a capo dell'Unione nel 2005), oppure perché incerte sì, ma svolte nel perimetro dello stesso partito (come quando Renzi perse la candidatura a premier contro Bersani nel 2012). Primarie incerte e aperte a più partiti, questo mai. Nella quasi totalità dei casi, le primarie sono state l'incoronazione di un candidato di fatto unico, tranne quando, ad esempio,........

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