Senza consenso è violenza. Dal Parlamento europeo un passo decisivo verso una definizione unica di stupro
Non vi è civiltà che possa dirsi tale se tollera zone d’ombra nel riconoscimento della libertà femminile, perché è proprio nelle ambiguità che troppo spesso la violenza trova spazio per giustificarsi e perpetuarsi.
Il Parlamento europeo, in seduta plenaria a Strasburgo, ha compiuto un passo significativo verso il rafforzamento della tutela delle donne nell’Unione, approvando una risoluzione che invita la Commissione europea a presentare, il prima possibile, una proposta legislativa volta a introdurre una definizione di stupro basato sull’assenza di consenso libero, informato e revocabile.
Abbiamo approvato una relazione - che ho sostenuto in quanto membro della Commissione sui Diritti delle donne e l’Uguaglianza di genere (FEMM) del Parlamento europeo - che segna un passaggio politico e giuridico importante: l’affermazione di un principio comune europeo secondo cui lo stupro si fonda sull’assenza di consenso. Il silenzio, la mancata resistenza, l’assenza di un ‘no’ o un consenso precedentemente espresso non possono mai essere interpretati come consenso.
Il 17,2% delle donne nell’Unione europea ha subito violenza sessuale, un dato che, nella sua drammatica evidenza, impone con urgenza un approccio normativo più coerente e armonizzato tra gli ordinamenti nazionali.
Con la risoluzione, dunque, puntiamo a sanare la frammentazione giuridica esistente tra gli Stati membri, definendo un principio minimo comune, al fine di ridurre le attuali divergenze normative e garantire un livello più uniforme di tutela delle vittime, in coerenza con gli standard internazionali, in particolare la Convenzione di Istanbul.
L’Europa non può permettersi ambiguità e disomogeneità. Dal 2023 Francia, Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno introdotto leggi basate sul consenso. L’auspicio è che anche l’Italia riesca presto a compiere questo passo, perché il consenso deve essere libero, consapevole, inequivocabile e revocabile in qualsiasi momento. Si tratta di garantire un principio comune chiaro: in assenza di consenso, si configura una violenza.
Occorre, inoltre, rafforzare prevenzione, accoglienza e gestione dei casi di violenza. Per questo, come Parlamento europeo, abbiamo chiesto di garantire una formazione obbligatoria, regolare e mirata per tutti i professionisti che possono entrare in contatto con le vittime.
È un aspetto decisivo: non basta rafforzare le norme, serve anche mettere chi opera a contatto con le vittime nelle condizioni di riconoscere, ascoltare e intervenire nel modo corretto. La qualità della risposta istituzionale passa dalla formazione, dalla competenza e dalla capacità di garantire un approccio realmente rispettoso e attento alla persona.
I commenti dei lettori
HuffPost crede nel valore del confronto tra diverse opinioni. Partecipa al dibattito con gli altri membri della community.
