I tappeti salvati del Palazzo Golestan colpito dai raid a Teheran
In questi giorni le notizie che arrivano dal Medio Oriente parlano soprattutto di missili, raid, escalation. Ma tra quelle righe, quasi nascosta, è apparsa anche una notizia diversa.
Il Palazzo Golestan di Teheran, uno dei complessi storici più importanti dell’Iran e sito patrimonio mondiale Unesco, ha subito danni a causa dell’onda d’urto di un attacco nelle vicinanze. Le esplosioni hanno colpito ciò che in un edificio storico è sempre più fragile: superfici decorative, stucchi, vetri, ceramiche. Chi ha visitato quel palazzo sa quanto la sua bellezza sia delicata.
Il Golestan non è una massa monumentale di pietra. È un luogo fatto di luce e di superfici. Cortili rivestiti di ceramiche smaltate, padiglioni eleganti, sale dove i mosaici e gli specchi moltiplicano lo spazio. Il cuore simbolico di questo universo è la Sala degli Specchi — Talar-e Ayneh. Migliaia di frammenti di specchio tagliati a mano rivestono pareti e soffitti. Ogni movimento si riflette all’infinito. È uno degli ambienti più straordinari dell’architettura persiana dell’Ottocento. Ed è anche uno dei più fragili.
Quando l’onda d’urto delle esplosioni ha raggiunto il complesso, proprio quelle superfici delicate sono state le prime a soffrire. Cristalli incrinati, decorazioni lesionate, parti delle vetrate danneggiate. Eppure, dentro questa notizia c’è anche un elemento inatteso.
Prima degli attacchi, parte delle collezioni del palazzo era già stata trasferita in depositi protetti. Una misura prudenziale che potrebbe aver evitato conseguenze ben più gravi per alcuni dei tesori custoditi nel complesso. Tra questi, probabilmente, anche una delle collezioni più affascinanti del Golestan: i tappeti persiani.
Il palazzo conserva infatti oltre trecento tappeti storici, testimonianza delle grandi scuole di tessitura dell’Iran tra XVIII e XIX secolo. Molti provengono da centri celebri come Kashan, Tabriz e Isfahan, luoghi in cui l’arte del tappeto ha raggiunto livelli di raffinatezza straordinari. Non sono semplici oggetti decorativi. Sono architetture tessili. Giardini immaginati, geometrie simboliche, paesaggi costruiti nodo dopo nodo. In Persia il tappeto non è solo un elemento d’arredo: è una forma di rappresentazione del mondo. È una storia raccontata con i fili.
Per questo la tutela dei tappeti è sempre stata una delle sfide più delicate della conservazione museale. A differenza della pietra o del bronzo, il tessile vive di equilibri fragili: luce, umidità, tensione delle fibre. Salvarlo significa soprattutto prevedere il pericolo.
È accaduto molte volte nella storia del patrimonio. Durante la Seconda guerra mondiale i capolavori degli Uffizi furono evacuati nelle ville della campagna toscana. Il Louvre svuotò le sue sale e nascose i dipinti nei castelli della Loira.
Oggi il Palazzo Golestan porta i segni dell’onda d’urto della storia. Ma se davvero una parte delle sue collezioni è stata messa in sicurezza prima degli attacchi, allora dentro questa vicenda c’è anche una piccola storia di lungimiranza. Immagino quei tappeti adesso, arrotolati nei depositi protetti del complesso. Le fibre ancora intatte. I colori ancora vivi. Aspettano. Aspettano che il palazzo venga riaperto. Aspettano che la luce torni a riflettersi negli specchi della grande sala.
E quando verranno srotolati di nuovo anche sul pavimento della Sala degli Specchi, forse qualcuno ricorderà questa storia. La storia di quando la guerra ha sfiorato un palazzo. E la memoria, per una volta, aveva già trovato rifugio.
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