Referendum, il tramonto del merito
È un vero peccato che il cosiddetto “merito” sia quasi del tutto scomparso dal dibattito pubblico in vista del referendum costituzionale sulla giustizia. È appena sufficiente ascoltare i sempre più insopportabili nonché squallidi “pastoni” televisivi dei vari Tg per arrivare alla conclusione che il ‘merito’ delle questioni di questa riforma è letteralmente uscito di scena. Come da copione l’obiettivo delle sinistre, e dell’ANM, è ormai uno solo: battere politicamente questo governo. E, nello specifico, battere politicamente Giorgia Meloni. Dopo una prima fase di incertezza, di prudenza e di preparazione, è emersa la vera posta in gioco. Come, del resto, si sapeva sin dall’inizio. Adesso, però, nelle varie conferenze stampa e nelle mille iniziative disseminate in tutta Italia, l’obiettivo politico viene dichiarato in modo pubblico, netto e persino plateale.
È di tutta evidenza che, di fronte a questa situazione, la corsa del sì da adesso in poi è tutta in salita. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare. Se il no ha un solo obiettivo politico che esula radicalmente e quasi scientificamente dal ‘merito’ specifico del referendum, com’è ormai noto a tutti, tocca ai sostenitori della riforma l’ingrato compito di spiegare le ragioni di questo progetto e i contenuti di questa indispensabile e sacrosanta riforma. E spiegare il ‘merito’ non è affatto facile quando c’è un bombardamento mediatico, giornalistico, televisivo, culturale, giudiziario, accademico, universitario, politico e culturale che coltiva solo e soltanto un obiettivo politico: abbattere il governo Meloni.
Per queste ragioni, semplici ma oggettive, d’ora in poi il sì dovrà ricalibrare il suo messaggio mediatico e la sua propaganda politica. Si tratta, cioè, in modo solitario di fare emergere il ‘merito’ e la bontà della riforma della giustizia di fronte ad una controparte - molto compatta e granitica - che trasforma definitivamente e irreversibilmente il referendum costituzionale in una sfida senza esclusione di colpi contro il governo guidato da Giorgia Meloni. Mischiando, come ovvio e del tutto scontato, di tutto: dalla politica estera del governo alle prossime riforme istituzionali; dal dibattito sulla prossima legge elettorale al rapporto con l’amministrazione americana; dai temi della sicurezza e della legalità alla prossima legge finanziaria. E, come ovvio, al ritorno dell’immancabile fascismo condito dal solito regime dittatoriale, autoritario, autocratico che comprime le libertà democratiche e scredita la Costituzione.
Ecco perché la fase politica che si apre adesso sarà decisiva in vista del voto del 22/23 marzo. Ma la campagna elettorale sarà irrimediabilmente diversa rispetto a quella che si è condotta sino a oggi. Perché concentrarsi sul ‘merito’ quando c’è un intero schieramento politico - ovvero le sinistre unite e l’ANM - che si batte esclusivamente contro il nemico politico giurato è una impresa ardua e molto, molto delicata nonché difficile ed impervia. Per queste ragioni, anche per i vari Comitati del sì si apre una pagina politica tutta da ricostruire e da ricalibrare. In discussione, infatti, c’è una riforma che si attende da svariati decenni e non solo una battaglia da condurre contro un avversario politico.
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