Il rischio climatico diventa un asset proprietario
“Ci sono altri pesci in mare”, il titolo dell’installazione di Superflex che a Palazzo Strozzi evocherà i cambiamenti climatici. Sì, perché, come ho evidenziato con il caso Credit Agricole, dopo il segnale forte della BCE, una cosa è ormai chiara: il rischio climatico non si negozia, si gestisce e si capitalizza, diventando un asset proprietario. Quindi non basta più integrarlo soltanto nei modelli di governance o nei report di sostenibilità: occorre misurarlo, anticiparlo e gestirlo in modo operativo.
Il passaggio è profondo e cruciale. Il rischio climatico non è più soltanto una variabile ambientale o reputazionale, ma una componente strutturale che incide sulla qualità del credito, sulla continuità operativa, sulla pianificazione industriale e, in ultima analisi, sulla stabilità economica. Non è più un tema di disclosure, ma di sopravvivenza competitiva e di impegno sociale.
In questo scenario emergono soluzioni “climate tech” che trasformano il rischio in dati e i dati in decisioni. È il caso della piattaforma AIRIS sviluppata da Eoliann, start up e società benefit piemontese, che integra dati satellitari, algoritmi di machine learning e scenari climatici per analizzare simultaneamente sei rischi principali (alluvioni, frane, incendi, siccità, piogge intense e vento) su diversi orizzonti temporali e scenari IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), arrivando a........
