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I due euro per la Fontana di Trevi sono il vero costo dell’overtourism

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06.02.2026

La Fontana di Trevi è ufficialmente finita dietro un paywall. Dopo una lunga attesa, la misura è finalmente entrata in vigore il 2 febbraio: in determinate fasce orarie i visitatori non-residenti dovranno pagare un biglietto da due euro per potersi avvicinare alla fontana ed eseguire l’amatissimo rituale del lancio della monetina. "Il prezzo di un caffè", ha commentato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (o di un caffè del centro — visto che la tariffa nazionale resta ancora a 1,20 euro).

Mettere un monumento così iconico a pagamento è una mossa senza precedenti, mentre le città del Paese — e d’Europa — cercano di contrastare il cosiddetto overtourism, o sovraffollamento turistico. Non è il primo intervento amministrativo nel tentativo di arginare il fenomeno — Venezia tassa i visitatori giornalieri e, più di recente, un piccolo paese delle Dolomiti ha addirittura limitato l’accesso agli influencer — ma è la prima volta che un monumento di tale importanza venga posto dietro una simile barriera.

Per il sindaco e per l’amministrazione si tratta di una «rivoluzione sana» (per citare Alessandro Onorato, assessore al Turismo). Le opinioni dei romani, però, sono più contrastate: «una follia», dice un anziano signore citato da Roma Today. Ma al di là del fatto che la misura possa o meno portare benefici concreti ai residenti, resta un’amara verità: questo biglietto è il simbolo di ciò che accade quando lasciamo dilagare senza freni la Disneyficazione delle città.

La Fontana di Trevi, meraviglia barocca più simile a una cascata artificiale che a una fontana in senso stretto, è entrata nell’immaginario collettivo fin dal suo completamento nel 1762. Alimentata dall’antico acquedotto dell’Acqua Vergine, la sua apparizione improvvisa all’angolo di una piazza angusta la rende ancora più maestosa, nutrendo da secoli la fantasia di Hollywood e di Cinecittà — dal celebre bagno di Anita Ekberg nella Dolce Vita di Fellini del 1961 fino alle fantasie liceali americane di Lizzie McGuire del 2003. Lancia una moneta e tornerai a Roma, dice la leggenda — o oggi, scansiona un QR code. La vera domanda, ora, è: la Fontana di Trevi accetta il contactless?

La sua fama ha attirato circa dieci milioni di turisti, tutti accalcati davanti alla fontana con selfie stick e fotocamere in cerca del loro momento “cinematografico” — che ultimamente somiglia più a un horror che a qualcosa di vagamente romantico. Con Roma che si prepara ad affrontare flussi turistici ancora maggiori dopo il Giubileo appena concluso, è comprensibile che l’amministrazione cittadina cerchi di intervenire per limitare un sovraffollamento urbano ormai insostenibile, di cui Trevi è il fulcro simbolico.

“Overtourism” è la nuova parola sulle labbra delle città europee nel post-Covid, mentre metropoli come Roma, Barcellona e Amsterdam sono state travolte, in gran parte impreparate, dal rimbalzo turistico dopo la pandemia. Il Campidoglio riconosce il problema, cosa che non si può dire altrettanto di Palazzo Chigi. Per la ministra Daniela Santanchè, l’overtourism «non esiste».

Una premessa che va ribadita è che il turismo non è di per sé un male e, per un Paese come il nostro, non è solo un fondamentale motore economico, ma parte integrante della nostra identità. L’immagine che l’Italia ha di sé stessa è stata profondamente plasmata nel XIX secolo dai racconti dei viaggiatori stranieri. Ancora di più Roma: una città che, sotto molti aspetti, è stata costruita per i turisti. L’intero quartiere del Tridente attorno a Piazza di Spagna, dove vivo, nacque tra XVII e XVIII secolo quando i terreni del ricco monastero di San Silvestro vennero edificati per offrire alloggi redditizi ai visitatori. Un........

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