Quando nei giornali non si badava a spese
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Racconta al Foglio Franco Recanatesi, una vecchia volpe del giornalismo italiano, che quando Repubblica lanciò la sua edizione napoletana, Scalfari lâinaugurò con una festa ad Ercolano dello stratosferico costo per lâepoca di 32 milioni di lire. Il che dimostra due cose. La prima è che negli anni â90 nei giornali non si badava alle spese. Era un poâ lo stile dellâepoca, i giornalisti avevano ancora il tratto esotico di chi poteva partire da un momento allâaltro. Magari per il Sudamerica o per lâEstremo Oriente («inviati con la valigia», era lâambita qualifica): per raccontare una storia, una guerra, ma anche più banalmente per descrivere un mondo lontano attraverso una vacanza. Io non ho mai lavorato alla redazione napoletana di Repubblica, ma in quella di Roma sì. E ricordo almeno un paio di «grandi inviati» che si organizzavano un bel viaggio di piacere una volta allâanno con la scusa di trarne materiale per un reportage in più puntate, spesso fatto fondamentalmente di descrizioni di grandi alberghi e cocktail bar.Â
Il «dandysmo» era un segno particolare di Repubblica. Ma il secondo è più importante significato di questa rievocazione sta nel fatto che lâinformazione locale era considerata in quel momento di massima espansione della carta stampata, con........
