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«Vi racconto cosa era (davvero) il Pci. I “cazziatoni” di Chiaromonte e la gaffe di Fermariello. Quel niet di Macaluso e l’aiuto di Valenzi»

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28.05.2026

l libro scritto dall’ex consigliere di D’Alema e da Chicco Testa

«Dai “cazziatoni” di Gerardo Chiaromonte alla gaffe di Carlo Fermariello; dal pogrom che nel congresso regionale del 1983 falcidiò la destra del partito (non mi cappottai solo grazie a un po’ di opportunismo “de sinistra” ) al niet di Emanuele Macaluso che bloccò il mio approdo a L’Unità (mi considerava un traditore del migliorismo); dal sostegno ricevuto da quel galantuomo di Maurizio Valenzi al comizio di Giorgio Almirante e i diari di Galeazzo Ciano. Poi Umberto Minopoli, Marco Minniti e quei lunghissimi quindici minuti lasciato solo con Enrico Berlinguer…». Claudio Velardi, napoletano, classe 1954, oggi è direttore de Il Riformista. Una storia, la sua, fatta di tante stagioni: dirigente del Pci, assessore con Antonio Bassolino (sia a Palazzo San Giacomo che in Regione), spin doctor dell’allora premier Massimo D’Alema, fondatore di società di lobbying (Reti) e marketing politico (Running), professore a contratto alla Luiss. 

In questi giorni, con l’amico Chicco Testa – un passato da parlamentare comunista e presidente di società del calibro di Enel e Acea – ha pubblicato per Liberilibri «Siamo stati iscritti al Pci» (prefazione di Guido Crosetto e postfazione di Sergio Scalpelli). Attraverso un lungo scambio epistolare i due rivivono la loro militanza (e non solo): dalle fumose sezioni degli anni Settanta fino alle stanze del potere dei governi di centrosinistra (ricordate lo Staff dei Lothar?). Il tutto, raccontando aneddoti personali e retroscena inediti. Carteggio che inevitabilmente si interseca spesso con Napoli. 

«Caro Chicco - scrive Velardi - con modalità diverse dalle tue, anche la mia marcia di avvicinamento al Pci fu piuttosto tortuosa e confusa. Vivevo a Napoli, in una famiglia che tutt’al più definirei socialmente piccolo-borghese (vedi come queste definizioni suonano ora così polverose…), nella quale circolava politica, anche se in forme piuttosto ovattate. Mio padre era stato iscritto al Pci fino al 1964 (l’avrei scoperto quando morì, nel 1991, ritrovando le tessere nei suoi cassetti: mancava quella del 1956, guarda un po’…)». Il ricordo «politicamente non cancellabile che ho di lui è l’orgoglio con cui parlava dell’impresa del 12 aprile del 1961, quando il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin fu il primo essere umano a volare nello spazio: “Non vi illudete, non c’è niente da fare, il mondo va........

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