Un vuoto da colmare
Ho terminato da poco la lettura dell’ultima fatica di Fabrizio Cicchitto, “Controcorrente. Una storia liberalsocialista”, e la sensazione che ne ricavo è duplice: da un lato, un profondo rispetto per un’operazione intellettuale di altissimo profilo; dall’altro, l’urgenza di colmare un vuoto teorico che la politica odierna non può più ignorare. Partiamo dal merito: il lavoro svolto da Cicchitto è, senza mezzi termini, ottimo. L’autore riesce a restituire dignità a una stagione politica spesso bistrattata, ricostruendo con una lucidità rara le radici del riformismo italiano. Non è solo un libro di memorie, ma una lezione di metodo politico. La sua capacità di analizzare le dinamiche del potere e le evoluzioni del pensiero socialista è magistrale. Chiunque voglia capire come siamo arrivati all’attuale frammentazione della sinistra troverà in queste pagine una bussola preziosa e una scrittura colta, densa e appassionata. Cicchitto conferma di essere uno degli ultimi “grandi vecchi” capaci di una sintesi storica così raffinata. Tuttavia, proprio perché il lavoro è così autorevole, non si può non notare una lacuna che pesa come un macigno sulla prospettiva futura. Il libro sembra fermarsi sulla soglia della quarta rivoluzione industriale. Manca, a mio avviso, una visione declinata secondo i canoni del socialismo tecnologico. Oggi la giustizia sociale non passa più solo attraverso la ridistribuzione del reddito o la difesa dei diritti sindacali classici, ma attraverso la proprietà dei dati e la governance degli algoritmi. Se il socialismo del Novecento si occupava delle fabbriche, quello del Ventunesimo secolo deve occuparsi dei server e delle intelligenze artificiali. I nuovi mezzi di produzione: Il capitale oggi è fatto di codice e architetture digitali. Una visione socialista moderna non può prescindere da una proposta di “socializzazione del software” o di sovranità digitale collettiva. L’automazione come liberazione: Manca un’analisi profonda su come la tecnologia possa finalmente realizzare il sogno socialista della liberazione dal lavoro alienante, trasformando la produttività delle macchine in benessere per tutti, non solo in profitto per pochi colossi della Silicon Valley. La democrazia nell’era dei dati: La difesa del metodo liberale, così cara all’autore, oggi si scontra con il potere di sorveglianza delle grandi piattaforme. Senza una “tecnopolitica”, il riformismo rischia di diventare una nobile ma inefficace testimonianza del passato. In conclusione, sebbene il libro di Cicchitto sia un’opera imprescindibile per la qualità della sua analisi storica e la profondità del suo pensiero politico, resta un’opera “analogica” in un mondo che viaggia a bit. È un testo che ci dice perfettamente da dove veniamo, ma che esita a tracciare la rotta verso la nuova frontiera tecnologica della lotta di classe. Un lavoro eccellente, dunque, che però attende ancora un secondo volume capace di affrontare la sfida del futuro digitale.
