Cittadinanza, San Marino volta pagina: La riforma di Libera è legge
Il 18 febbraio 2026 rimarrà impresso nella storia legislativa di San Marino come il giorno in cui la Repubblica ha scelto l’apertura alla chiusura. Con 34 voti favorevoli, il Consiglio Grande e Generale ha dato il via libera definitivo alla riforma della cittadinanza, un progetto che ha visto in Libera il suo motore politico e ideale più convinto. Per Libera, l’abrogazione dell’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine non è solo un tecnicismo legale, ma il coronamento di una battaglia identitaria. Il partito ha sempre sostenuto che l’appartenenza a una comunità non debba passare per un “sacrificio” delle proprie radici, ma per la condivisione di valori e doveri. “L’appartenenza non si misura con una rinuncia, ma nel tempo vissuto, nel lavoro, nelle famiglie costruite qui”, è il messaggio che Libera ha portato con forza in Aula, sottolineando come la forza di una piccola Repubblica risieda nella sua capacità di essere giusta. La riforma, fortemente sostenuta dalla delegazione di Libera al governo, introduce un vero e proprio modello di integrazione attiva. Per la prima volta, la naturalizzazione non è un mero atto burocratico, ma un percorso di consapevolezza che richiede il superamento di un test di lingua italiana (livello B1) e di un esame sulla storia e sulle istituzioni sammarinesi. È la visione di una Repubblica che non si limita a “concedere” passaporti, ma accoglie nuovi cittadini pronti a partecipare con cognizione e responsabilità alla vita democratica del Paese. Mentre altri gruppi politici hanno mostrato incertezze — con Alleanza Riformista che si è spaccata al momento del voto e Repubblica Futura che ha abbandonato l’Aula — Libera ha mantenuto una linea coerente e granitica. Il risultato di 34 voti favorevoli certifica la capacità di Libera di fare sintesi e di trascinare la maggioranza verso obiettivi di progresso civile che sembravano irraggiungibili fino a pochi anni fa.
Di seguito, un estratto del colloquio con Giulia Muratori, Segretario di Libera, che ha seguito da vicino l’iter della legge. Segretario, questa legge è stata definita “storica”. Perché per Libera era fondamentale eliminare l’obbligo di rinuncia proprio in questo momento storico? Da anni aspettavamo questa modifica, perché quella norma non era più coerente con la realtà del Paese. Libera si è sempre impegnata per raggiungere questo obiettivo attraverso ascolto e confronto. San Marino è cambiato: oggi abbiamo una comunità composta anche da persone che vivono qui da decenni, che lavorano, pagano le imposte, crescono figli e partecipano alla vita sociale. Continuare a chiedere loro di rinunciare alla cittadinanza d’origine significava mantenere una disparità che non aveva più una giustificazione sostanziale. È un passaggio che arriva in un momento di maturità istituzionale. Non è una rottura con la nostra tradizione, ma un’evoluzione coerente con essa. La cittadinanza è appartenenza e responsabilità, ma l’attaccamento a uno Stato si misura nel tempo e nella partecipazione, non in una rinuncia formale. Abbiamo inoltre mantenuto requisiti molto rigorosi: vent’anni di residenza, dieci anni negli altri casi, il giuramento, la conoscenza della lingua, della storia e delle istituzioni sammarinesi. Questo dimostra che non stiamo banalizzando l’acquisizione della cittadinanza: al contrario, la stiamo rendendo più giusta e più coerente.
Molti temevano che la doppia cittadinanza potesse “indebolire” l’identità sammarinese. Come rispondete a queste preoccupazioni e cosa aggiunge, invece, questa diversità alla Repubblica? Io credo esattamente il contrario. L’identità di una comunità non si indebolisce quando riconosce chi la vive e la rispetta. Si indebolisce quando crea divisioni o gerarchie tra cittadini. La doppia cittadinanza non è una novità per San Marino: migliaia di nostri concittadini che vivono all’estero ne sono già un esempio. E la grande maggioranza degli Stati europei la ammette senza aver perso coesione o identità. Quello che rafforza la Repubblica non è la “purezza formale”, ma la qualità del legame con lo Stato: rispetto delle regole, partecipazione, radicamento nel territorio. Chi vive a San Marino da anni sceglie di diventare sammarinese non sottrae nulla alla nostra identità. La rafforza, perché sceglie consapevolmente di farne parte.
