Come riempire un secchio bucato? – Intervista Global South- Outlook (parte2)
Intervista a Ilhma Mounssif, Global South, esperta di divulgazione geopolitica.
Quale sarà l’Outlook, pensando ai BRICS ma anche tutto ciò che si sta smuovendo negli USA, nei prossimi due anni? Incluso il passaggio dal denaro cartaceo a quello digitale, al ruolo dei beni rifugio? Partiamo dai BRICS. Il 2026 è l’anno della presidenza indiana, con il vertice a Nuova Delhi il 12 e 13 settembre. Delhi lavora sull’interconnessione dei sistemi di pagamento nazionali per regolare gli scambi in valuta locale. Ma attenzione a cosa non c’è: nessuna moneta comune, e la dichiarazione di Rio del 2025 non menzionava nemmeno la de-dollarizzazione. A maggio, alla ministeriale degli Esteri, il gruppo non è riuscito ad approvare un comunicato congiunto per le divisioni sul Medio Oriente. Questo è il livello reale di coesione. Veniamo agli Stati Uniti, ed è qui che in Italia si è capito poco. Washington ha vietato alla Federal Reserve di emettere una valuta digitale di banca centrale: è l’unica grande economia che vi rinuncia, mentre oltre il novanta per cento delle banche centrali la sta studiando. Poi però, nel luglio 2025, il GENIUS Act ha regolamentato le stablecoin private imponendo agli emittenti di detenere riserve in titoli del Tesoro americano.Le due mosse vanno lette insieme. Ogni dollaro digitale privato emesso nel mondo genera domanda obbligata di debito statunitense: il Tesoro stima un potenziale fino a 3.700 miliardi. E quei token circolano ovunque, oltre 300 miliardi di capitalizzazione, il 99 per cento ancorato al dollaro, già moneta di fatto in Argentina, Nigeria, Turchia. La chiamo ‘dollarizzazione digitale privatizzata’: non si impone il dollaro con le sanzioni, lo si rende il default tecnologico. Mentre i BRICS costruiscono accordi fra Stati, un cittadino di Lagos scarica un dollaro sul telefono in trenta secondi. L’euro digitale, che il Parlamento europeo ha sbloccato a giugno, risponde a un’altra domanda: sostituire il contante in casa, mentre la partita si gioca sui corridoi transfrontalieri. Sui beni rifugio occorre un po’ di attenzione. Il World Gold Council ha registrato un record trimestrale: 288,9 tonnellate acquistate dalle banche centrali nel secondo trimestre 2026. Ma il semestre si ferma a 345 tonnellate, il dato più basso dal 2022, perché il primo trimestre è stato rivisto da 244 a 57. E soprattutto: il maggiore acquirente è la Polonia, cioè la NATO e l’Unione europea. I maggiori venditori sono Russia e Turchia, che liquidano oro non per strategia ma per coprire deficit e difendere la valuta. Anche il sorpasso storico va ridimensionato. A fine 2025 l’oro pesava il 27 per cento delle riserve ufficiali, davanti a Treasury americani ed euro. Ma la BCE avverte che è quasi tutto effetto prezzo: neutralizzando la rivalutazione, oro ed euro restano appaiati. C’è però un dato che nessuno ha commentato, e per me è il più importante di tutti. Nel 2025 il maggiore acquirente di oro al mondo non è stata una banca centrale: è stata Tether, il principale emittente di stablecoin, con oltre cento tonnellate. Più della Polonia, più della Cina. Un soggetto privato che emette dollari digitali usati ogni giorno da milioni di persone nei Paesi a valuta debole, e che accumula riserve auree su scala sovrana senza mandato pubblico, senza parlamento, senza elezioni. Questo è il quadro attuale. Le banche centrali non si stanno spostando dal dollaro allo yuan, che resta fermo al 2 per cento delle riserve globali, ma verso un metallo (quando se lo possono permettere!). Non scelgono una valuta alternativa: riducono l’esposizione a tutte, segnalando una sfiducia generale nell’architettura. E intanto la funzione monetaria migra verso soggetti privati che nessuna delle nostre categorie quali sovranità, multipolarismo o democrazia è attrezzata a governare.
Nel 1972, Italo Calvino scrisse “Le città invisibili” dove “le immagini sono un modo di possedere il mondo” – bloccano il senso del tempo, creano distanza da ciò che magari non rientra nei nostri valori e forniscono una realtà mediata e personalizzata agli umori. Eccoci, quindi, all’ attuale immagine, reiterata, che si sta lottando nel mondo per salvare la liberal democrazia occidentale (a costo di alcuni valori fondanti della stessa; pochi sovrastano i molti). Le cose stanno davvero così, energie sprecate? Che farne allora del secchio bucato in attesa di un’eventuale evoluzione sostitutiva? L’idea di “immagine mondo” mi ricorda la riflessione della scrittrice americana Susan Sontag, ma Calvino offre qualcosa di ancora più pertinente: nelle Città invisibili l’imperatore tartaro Kublai Khan possiede un impero che non ha mai visto e che conosce soltanto........
