Referendum del 2 giugno 1946. La lettera di Pietro Germi ai familiari genovesi per la Repubblica
Succeduto al padre Umberto I, assassinato il 29 luglio 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci, perché aveva conferito la gran croce di grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia al generale Fiorenzo Bava Beccaris, come riconoscimento per avere questi ordinato di usare l’artiglieria contro i dimostranti che nel maggio del 1898 a Milano protestavano per l’aumento del prezzo del pane, il re Vittorio Emanuele III ebbe un ruolo decisivo nel favorire l’ascesa al potere del fascismo. Il 28 ottobre 1922 rifiutò infatti di proclamare lo stato d’assedio per impedire la marcia su Roma delle squadre fasciste, del tutto impreparate militarmente, e incaricò Benito Mussolini di formare il nuovo governo, mentre le violenze delle camicie nere non si arrestavano nel Paese. Durante il Ventennio mussoliniano, Vittorio Emanuele III firmò tutte le leggi del regime totalitario, fino alla legislazione razzista e antisemita del 1938 e all’abolizione della Camera dei deputati, sostituita nel 1939 dalla camera dei fasci e delle corporazioni. Con il suo tacito assenso il re avallò anche di lì a poco l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista. Una guerra voluta dalla politica bellicista di Mussolini, che propagandava un’idea retorica e distorta del sentimento di patria. Il 25 luglio 1943, complice l’esito disastroso per l’Italia del Secondo conflitto mondiale, il re fece arrestare il duce, sfiduciato dal Gran........
