Europa, finalmente qualcuno ha trovato gli occhiali
L’Europa ha finalmente deciso di andare dall’oculista. O almeno così sembra. Il condizionale, però, è d’obbligo, perché da Bruxelles a Strasburgo di miracoli se ne sono visti pochi e di miopie politiche parecchie. Per decenni abbiamo guardato il mondo con un paio di occhiali da sole montati al contrario.
Abbiamo delocalizzato le produzioni considerate povere e poco nobili nei Paesi terzi, lasciando agli altri il compito di fabbricare ciò che noi avevamo smesso di voler produrre. Noi, nel frattempo, coniavamo i gioielli della finanza, contavamo i profitti e ci raccontavamo che quella fosse la modernità. Peccato che, alla fine della fiera, con i profitti non si mangiano bulloni, non si accendono i forni e non si fanno funzionare le fabbriche.
Poi è arrivato il Green Deal e qui la miopia è diventata quasi astigmatismo. La transizione ecologica, certamente necessaria, è stata gestita spesso come se l’industria europea fosse un dettaglio fastidioso e il ceto medio una specie di bancomat con le gambe. Auto, energia, riscaldamento, imprese: tutto doveva cambiare, subito e possibilmente a spese di chi aveva già cominciato a fare i conti con il portafoglio vuoto.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una parte crescente della classe media si è impoverita mentre la politica continuava a spiegare che era tutto per il nostro bene. Quando qualcuno ti dice continuamente che sta facendo sacrifici per te, la domanda........
