Le “sviste” giornalistiche sulla Siria e quelle politiche su Beppe Sala
Gentile direttore, sono un cristiano siriano residente a Milano ormai da molti anni. Da una settimana leggo con sgomento le notizie sul massacro di alawiti e cristiani nel mio paese, accuratamente studiato e realizzato dai terroristi islamici di Al-Jolani. Non avevo dubbi che qualcosa di simile sarebbe accaduto prima o poi: l’attuale leader siriano è lo stesso che combatteva con la bandiera dell’Isis e di Al-Qaeda, i suoi uomini sono gli stessi che hanno compiuto la strage di Maloula, il suo stile di governo è il medesimo imposto a Idlib: terrore per le minoranze e sharia per tutti. Solo qui in Occidente qualcuno poteva pensare che un jihadista diventasse all’improvviso un sincero democratico. Eppure tanti ci hanno creduto. Quando gli islamisti di Hts hanno preso il potere l’anno scorso, sono rimasto esterrefatto dagli articoli di Andrea Nicastro sul Corriere della Sera. L’inviato parlava di «rivoluzione della misericordia», descriveva Al-Jolani come uno statista che «non dorme nel palazzo del dittatore» anche se «avrebbe potuto farlo». E interpretava questi fatti come «segno di moderazione». Citando il discorso alla moschea di Al-Jolani, ha preso le sue parole («è la vittoria della Umma») e le ha commentate così: «Avrebbe potuto dire è una vittoria sunnita». Pensa se avesse detto: è la vittoria della Siria! Nicastro parlava di cittadini “rassicurati” perché «non è stato pestato neppure un fiorellino delle aiuole» tanto la rivoluzione sarebbe stata “pacifica”. Non so con che cittadini parlasse: tutti i miei amici a Damasco, Aleppo, Homs, Hama erano terrorizzati e cercavano di fuggire. Nei giorni successivi il © Tempi
