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La Madonna aspetti fuori dal cancello della scuola

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11.03.2026

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La Madonna aspetti fuori dal cancello della scuola

Caro direttore, le due notizie che hanno attirato la mia attenzione di insegnante di religione nelle scuole statali della provincia di Firenze meritano di essere messe in dialogo, perché parlano – in modi diversi – della stessa questione: il posto del fatto religioso nella scuola pubblica.La prima riguarda l’inizio del ramadan. A quanto si legge, nel capoluogo toscano, rispetto ad altri anni, sarebbero diminuite le richieste di spazi scolastici per la preghiera rituale durante il mese di digiuno, uno dei cinque pilastri dell’islam. Non mancano tuttavia le eccezioni: in un istituto superiore come la Sassetti Peruzzi, un gruppo di studenti musulmani – alcuni con abiti tradizionali – si è rivolto al dirigente per chiedere uno spazio di silenzio e raccoglimento. Il preside ha acconsentito, sottolineando il carattere multiculturale della scuola e la crescente sensibilità degli studenti di origine araba verso questo periodo dell’anno.La seconda notizia riguarda invece la decisione di Palazzo Vecchio in merito alla presenza di presepe e crocifisso nelle aule scolastiche. Una commissione consiliare ha esaminato la mozione di un consigliere di opposizione volta a difendere tradizioni e simboli religiosi legati alla nostra identità culturale. La maggioranza di centrosinistra ha bocciato la proposta, richiamando il principio di autonomia scolastica e l’assenza di una legge statale che imponga oggi automaticamente il crocifisso in ogni aula.A prima vista, i due fatti sembrano scollegati. In realtà sono profondamente intrecciati, perché toccano la natura stessa della scuola pubblica italiana: una scuola laica, ma non indifferente; autonoma, ma non neutra rispetto alla storia e alla cultura del Paese.Il pluralismo religioso è un valore. Significa riconoscere che nelle nostre classi convivono fedi diverse, e che ciascuno ha diritto di esprimere la propria appartenenza nel rispetto delle regole comuni. Offrire, dove possibile e con equilibrio, uno spazio di silenzio a studenti musulmani durante il ramadan può essere un segno di attenzione e di dialogo. Ma il pluralismo non può trasformarsi in una sorta di amnesia culturale. Non significa rimuovere i segni della tradizione maggioritaria per evitare conflitti; significa piuttosto imparare a convivere con le differenze senza chiedere a nessuno di rinnegare la propria identità.Non si capisce, allora, perché debba apparire naturale predisporre un’aula per la preghiera del ramadan e, al tempo stesso, suscitare scandalo la presenza di un crocifisso appeso al muro. Se la scuola è davvero il luogo dell’incontro, non può chiedere ai cristiani di considerare i propri simboli come un ingombro, mentre riconosce come espressione legittima quelli di altre tradizioni.La laicità italiana non è ostilità al religioso, ma distinzione e rispetto reciproco. Il crocifisso – al di là della fede personale – è anche un segno della storia, dell’arte, della cultura che hanno plasmato il nostro Paese. Riconoscerlo non esclude nessuno; al contrario, può essere l’occasione per spiegare, confrontare, approfondire. Allo stesso modo, conoscere il significato del ramadan aiuta a comprendere meglio i compagni di banco che lo vivono.La sfida educativa, oggi, non è scegliere tra simboli, ma educare alla libertà e alla consapevolezza. Un autentico pluralismo religioso tiene insieme due esigenze: il rispetto dell’altro e la stima per la propria tradizione. Senza radici non c’è dialogo; senza dialogo le radici si irrigidiscono. La scuola, se vuole essere davvero luogo di crescita, non può cancellare il dato religioso, ma deve insegnare a leggerlo, comprenderlo e viverlo con maturità. Cordiali saluti.Pellegrino Giornale, Lastra a Signa (FI)

Sottoscriviamo tutto. È di ieri la notizia che un’immagine della Madonna di San Luca avrebbe dovuto far visita nel cortile di una scuola dell’infanzia. Ma alcuni genitori si sono opposti e così si è giunti a un compromesso grottesco. L’immagine si fermerà davanti al cancello chiuso dell’edificio e solo i bambini con autorizzazione firmata dai genitori potranno avvicinarsi, accompagnati da un adulto, all’immagine sacra.

Scrivo per fare i complimenti a Fabio Cavallari per la sua colonna di ritratti. È il Guareschi dei nostri tempi.Luigi Ballabio

Caro direttore, ha ragione Lodovico Festa a definire il sindaco Sala un “piccolissimo amministratore”. Effettivamente, si vede lontano un miglio che non ha voglia di fare il sindaco. Forse è stato il peggiore del dopoguerra. Pensavo che il peggiore fosse stato Formentini, perché non aveva fatto niente. Ma almeno, non avendo fatto niente non ha rovinato la città. In questi ultimi anni, invece, Milano sta peggiorando. Il simbolo è lo scempio compiuto in corso Buenos Aires. Detto questo, mi chiedo perché il centrodestra, da anni all’opposizione, non riesca a trovare un credibile candidato che guidi la ripresa della città. Perché? La questione è urgente: anzi, forse è già troppo tardi. Si vuole perdere un’altra occasione? Possibile non trovare qualcuno che ritorni ad amare i milanesi?Peppino Zola

Di queste cose e di molto altro parleremo presto a un convegno di Tempi dedicato a Milano.

Vi segnaliamo che nelle edizioni serali di sabato e domenica del Tg4 è stata trasmessa una parte dell’intervento di Enrico Grosso relativa all’incontro di organizzato dalla Cdo a Milano, dimenticando completamente la presenza e le argomentazioni di Alfredo. Mantovano. Stessa cosa al Tg5. Alla faccia dell’informazione libera e completa che voi certamente perseguite.Mario e Marina Tornaghi

Secondo i dati diffusi dall’Agcom, nel periodo 12-21 febbraio, in tv si è dato più spazio al “no” che al “sì”. «Il Tg1 – ha scritto il Foglio – ritenuta l’ammiraglia di TeleMeloni ha dato il 52,3 per cento di spazio al no e il 47,7 al sì». Numeri analoghi per il Tg2 e il Tg3. Sulle reti Mediaset c’è sostanziale parità, eccezion fatta per Rete 4, dove il sì sfonda il 60 per cento. È La7 quella più squilibrata a favore del no: 70,4 per cento per il no contro il 29,6 per cento per il sì.

Cari amici di Tempi, la conoscete anche voi la favola della Mosca cocchiera che La Fontaine ha ripreso da una di Fedro? La Mosca se ne stava sulla punta dell’orecchio di un cavallo e si vantava di aver trascinato la carrozza e tutti i suoi cavalli fin sulla cima della collina dove quelli erano faticosamente  arrivati e si vantava e diceva: “Ah, se non c’ero io!”. Non riconoscete anche voi nell’inutile insetto il sindaco di Milano Beppe Sala che si autocelebra sul Corriere per il successo delle Olimpiadi invernali? “Una scommessa vinta!” ha dichiarato. Perché allora non dare anche a lui una medaglia? Magari un Ambrogino d’oro o di cartone?Guido Clericetti

A proposito di quanto scritto da Alan Patarga nella sua newsletter “La borsa e la vita | Dall’ex Ilva ai rider, siamo tutti sub iudice” è proprio vero che il “meglio” è nemico del bene. Elvio Bellato

Leggere e sottolineare questa frase di Patarga: «Ed è proprio questo il pericolo maggiore: che chi può (leggi: investitori stranieri) venga scoraggiato dal portare capitali in Italia per non finire nel mirino di una giustizia che con estrema facilità apre fascicoli d’indagine e con esasperante lentezza poi li chiude».

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