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Mida o Maduro: da medici a minatori d’oro

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26.02.2026

Un uomo che ha trascorso un decennio a studiare l’anatomia umana indossa stivali di gomma logori e una camicia impregnata di fango e sudore. Ieri reggeva in mano un bisturi, oggi stringe il manico di un piccone o manovra una batea, setaccio di legno utilizzato per separare l’oro dai sedimenti fluviali; il camice bianco è stato venduto per pochi bolívares in un mercato di strada a Ciudad Bolívar. Da medico è diventato un minatore d’oro, in un processo durato meno di un decennio.

Sembra una sceneggiatura distopica di dubbio gusto, ma non lo è: si tratta della realtà quotidiana di migliaia di professionisti sanitari nel Venezuela contemporaneo, un Paese dove la gerarchia del lavoro è stata capovolta da una crisi che sfida ogni logica macroeconomica, con le necessità della sopravvivenza che stanno cancellando ogni ambizione professionale.

La fuga dei medici verso le miniere d’oro illegali dell’Arco Minero dell’Orinoco rappresenta il punto di rottura di un patto sociale che legava lo Stato ai suoi cittadini più istruiti. In un sistema dove l’iperinflazione ha ridotto il valore del lavoro accademico a una frazione irrisoria del costo della vita, l’estrazione mineraria informale è emersa come l’unica attività in grado di fornire un reddito in valuta “dura” o in metallo prezioso, trasformando i prestatori di cura venezuelani in cercatori di pepite – in un ambiente che, per ironia della sorte, è l’antitesi di ogni norma igienica e di sicurezza.

La causa prima di questo cataclisma professionale, come già accennato, è un’inflazione di proporzioni bibliche, innescata da scelte politiche scellerate (come la scelta di stampare moneta per finanziare il deficit pubblico), anni di sanzioni americane e dalla crisi petrolifera che dal 2008 grava sul Paese.

Il Venezuela ha vissuto uno dei tracolli economici più profondi della storia moderna, caratterizzato da una contrazione del PIL superiore all’80% in un periodo che non raggiunge i dieci anni. Per un medico chirurgo o un anestesista impiegato negli ospedali del settore pubblico lo stipendio mensile è diventato un’offesa alla dignità professionale, che merita un approfondimento a sé solo per capirne la drammatica entità.

Le cifre riportate dalle organizzazioni umanitarie attraverso l’Associated Press indicano che il salario minimo mensile in Venezuela si attesta intorno ai 130 bolívares, che al tasso di cambio attuale equivalgono a 33 centesimi di dollaro. Anche includendo i bonus governativi e i sussidi alimentari, il reddito complessivo di un professionista della salute nel settore pubblico supera di rado i 160 dollari al mese, quando la cesta alimentare di base, secondo l’Osservatorio Venezuelano delle Finanze, richiede oltre 500 dollari per l’acquisto. Per citare una professione che in Venezuela ha acquisito un certo rilievo dopo gli interventi trumpiani nelle dinamiche del Paese, un operaio del settore petrolifero incassa dai 150 ai 300 dollari al mese. Va meglio, ma non troppo, per i medici privati, che invece possono contare su una forbice di guadagno che va dai 237 ai 400 dollari mensili.

Quanto guadagna, invece, un minatore informale che estrae oro in una delle miniere dell’Arco Minero? Dai 500 ai 2.500 dollari al mese. Una quantità scioccante di denaro, se comparata alle professioni riconosciute citate poc’anzi.

Questa realtà ha creato una situazione in cui restare in corsia, più che una scelta professionale, diventa un lento suicidio economico: un giorno di lavoro in una miniera illegale può fruttare in oro più di quanto un medico guadagni in tre mesi di turni massacranti, svolti in un ospedale pubblico privo di acqua corrente, elettricità e farmaci essenziali. La scelta della miniera è una fuga disperata dalla fame.

La meta di questo esodo interno è l’Arco Minero del Orinoco (AMO), una vasta area di 111.843 chilometri........

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