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Breaking qāt: lo Yemen e i professori dello spaccio

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26.02.2026

Il conflitto in Yemen, entrato nel suo decimo anno di devastazione nel 2025, non è solo una guerra civile ingrandita su scala extranazionale. La guerra yemenita è un reagente chimico brutale, capace di alterare la struttura molecolare della società e dei suoi costituenti, fino a condizionarne il mercato del lavoro.

In una nazione dove il PIL pro capite è crollato del 58% dal 2015, gli scontri hanno riportato l’orologio sociale indietro di almeno un secolo. Quello che ne consegue, oggi, è uno stravolgimento delle priorità esistenziali che ha trasformato il lavoro intellettuale in un fardello insostenibile, e il commercio di piante stimolanti nell’unico ammortizzatore sociale efficace. Quella che una volta era una piramide sociale fondata sul prestigio dell’istruzione e della funzione pubblica è oggi una struttura del tutto rovesciata: le professioni “alte” – insegnanti, accademici, funzionari – sono diventate sinonimi di povertà estrema, mentre le attività più umili e pericolose garantiscono la sopravvivenza al costo di compromessi etici e fisici.

Il paesaggio economico yemenita è oggi frammentato in due zone distinte, governate da autorità rivali con istituzioni monetarie e politiche fiscali conflittuali. La divisione del Paese tra le aree controllate dal governo internazionalmente riconosciuto (IRG) e quelle sotto l’autorità degli Houthi ha generato un dualismo monetario che oppone una barriera insormontabile per la stabilità del lavoro.

Nelle zone IRG, il rial yemenita ha subito una svalutazione drammatica, toccando il minimo storico di 2.905 rial per dollaro USA nel luglio 2024. Al contrario, nelle aree Houthi, una cronica carenza di liquidità e il blocco delle esportazioni petrolifere hanno spinto la popolazione verso un’economia di baratto e transazioni informali.

In questo contesto, il lavoro ha perso la sua funzione di ascesa sociale, anche perché il funzionario pubblico – pilastro della classe media pre-conflitto – è oggi una figura spettrale: il mancato pagamento regolare degli stipendi per oltre 1,2 milioni di dipendenti statali ha svuotato i ministeri e le scuole, spingendo professionisti qualificati verso i margini della società. Mentre l’economia formale sprofonda in una contrazione del PIL reale dell’1,5% per il 2025, i settori informali prosperano come parassiti su un organismo indebolito.

“Resilienza”, in Yemen, ha un significato diverso rispetto al resto del mondo: è la velocità con cui si è pronti a degradare la propria posizione professionale pur di nutrire la propria famiglia. È così che gli insegnanti diventano spacciatori. Ma stavolta non è una serie tv: è un angolo di mondo dove le cose succedono davvero, anche se lontane dalle telecamere di chi certe storie se le racconta solo come opere di fantasia.

Da diritto fondamentale e veicolo di prestigio sociale a lusso inaccessibile: il sistema dell’istruzione in Yemen è stato smantellato anno dopo anno. Oltre 2.700 scuole sono state distrutte o convertite in basi militari, centri di detenzione o rifugi per sfollati. Ma la ferita più profonda è quella inferta al corpo docente, se dal 2016 oltre 193.000 insegnanti – circa il 65% del totale nazionale – non ricevono uno stipendio regolare.

Per un insegnante yemenita continuare a lavorare è diventato un atto che rasenta il martirio economico. Molti docenti riferiscono di provare un profondo senso di umiliazione nel........

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