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Osservatorio Crisi Industriali 2026

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23.09.2026

Qui di seguito troverai un aggiornamento settimanale di quanto sta avvenendo nelle singole regioni e l’impatto che hanno sui territori e sul Sistema Paese.

Se hai segnalazioni da fare, precisazioni o approfondimenti che credi ci siano sfuggiti, scrivi a: senzafiltro@fiordirisorse.eu

Osservatorio Crisi Industriali — 30 luglio 2026

Trentadue vertenze monitorate: l’ex Ilva perde il suo unico acquirente concreto mentre arriva un prestito ponte, la crisi automotive tedesca si allarga a BMW, e tre vertenze si aprono nello stesso ciclo di 48 ore alla vigilia della pausa estiva.

Se c’è un filo che lega le trentadue vertenze di questa settimana, è la distanza tra il piano regolatorio e il piano industriale reale — e non c’è caso più netto dell’ex Ilva. Un tribunale ordina la sospensione dell’area a caldo per un rischio sanitario documentato da anni; il Governo risponde con un prestito ponte di 100,5 milioni per tenere in vita una produzione che la stessa magistratura ha giudicato incompatibile con la tutela della salute. In mezzo, l’unica prospettiva industriale concreta emersa in mesi di commissariamento — l’accordo con Jindal — evapora proprio nel momento in cui la pressione giudiziaria si fa più stringente. Non è gestione della crisi: è rinvio della crisi, pagato con soldi pubblici e senza che nessuno, a oggi, abbia in mano un piano B credibile per un territorio di quella scala.

La crisi automotive tedesca, nel frattempo, smette di essere un fenomeno a due nomi. A Volkswagen e Porsche si aggiunge oggi BMW, con un programma di dimissioni volontarie concordato a Monaco — lo stesso meccanismo già visto nel “quiet purging” americano, qui negoziato con il sindacato interno piuttosto che imposto. Il problema per SenzaFiltro non è la Germania: è che l’indotto italiano — 650 fornitori secondo il ministro Urso, fino a 50.000 posti indiretti — resta esposto a decisioni prese altrove, con Dumarey a Fauglia che aggiunge un caso italiano diretto ancora privo di un esito verificabile.

Terzo filo, più piccolo ma sistematico: Coperion a Ferrara e Tisg/Cmr a Massa Carrara si aprono nello stesso ciclo di 48 ore, esattamente alla vigilia della pausa estiva — lo schema già visto con Zenita a giugno. Non è un caso isolato di tempismo sfortunato: è un pattern che i sindacati denunciano da settimane, perché comprime lo spazio per un confronto reale prima che le procedure vadano avanti. E c’è un quarto filo, ormai stagionale: Piombino, KES Italy e Dayco Abruzzo arrivano alla quinta settimana consecutiva senza un esito documentato sui rispettivi tavoli. Tre vertenze diverse, stesso comportamento istituzionale — il tavolo si allunga, la scadenza si sposta, e nel frattempo la vertenza esce dai radar senza essersi mai davvero chiusa. È un fallimento di sistema che merita di essere raccontato come tale, non come somma di tre casi slegati. Infine, la fine senza risultati della mobilitazione call center (13-27/07, di cui Callmat a Matera è parte) conferma che anche una pressione sindacale prolungata e insolitamente lunga per il settore non basta, da sola, a produrre un tavolo di crisi quando manca la volontà politica di aprirlo.

Fatto originante. La Fiom ha proclamato per il 30/07 due ore di sciopero e un presidio davanti allo stabilimento Cmr (crisi Tisg) dopo la notizia — che il sindacato chiede all’azienda di smentire formalmente — di possibili licenziamenti collettivi.

Impatto dichiarato. Numero di lavoratori coinvolti non ancora quantificato su fonte primaria.

Movimenti ad oggi. Sciopero e presidio proclamati oggi.

Aggiornamento settimana. Prima apertura di scheda. Vertenza aperta a fine luglio, alla vigilia della pausa estiva — stesso schema temporale già osservato su Coperion e, in precedenza, su Zenita. Fonte unica per ora (Cgil Toscana); l’azienda non ha ancora confermato né smentito.

Prossima scadenza. Riscontro aziendale sulla richiesta di smentita formale — non ancora arrivato.

Fatto originante. I lavoratori di Coperion Spa (miscelazione materie plastiche) hanno proclamato lo stato di agitazione il 29/07 dopo richieste datoriali giudicate dai sindacati “inaccettabili e offensive”.

Impatto dichiarato. Numero di lavoratori coinvolti non ancora quantificato su fonte primaria; stabilimento con 33 anni di storia.

Movimenti ad oggi. Stato di agitazione proclamato il 29/07.

Aggiornamento settimana. La Regione Emilia-Romagna ha convocato per lunedì 3 agosto il tavolo di salvaguardia. Fonte unica per ora (estense.com) — serve una seconda fonte indipendente prima di ogni valutazione per un pezzo autonomo.

Prossima scadenza. Tavolo di salvaguardia in Regione Emilia-Romagna, 3 agosto 2026.

Fatto originante. Disdetta dell’accordo di garanzia occupazionale con la Regione Toscana (testo dell’8/04), seguita da fondi pubblici per innovazione assegnati senza condizionalità occupazionale apparente.

Impatto dichiarato. Numero di lavoratori a rischio non ancora accertato su fonte primaria.

Movimenti ad oggi. Tavolo di crisi al Mise il 27/07.

Aggiornamento settimana. Nessun aggiornamento verificato — l’esito del tavolo del 27/07 non è stato ancora documentato su fonte primaria.

Prossima scadenza. Verifica dell’esito del tavolo Mise del 27/07 — da fare prima di qualsiasi valutazione editoriale ulteriore.

Fatto originante. Il 29/07 BMW ha annunciato 8.000 tagli globali (fonti interne non ufficiali, DPA/ANSA), quarto grande gruppo tedesco in ridimensionamento dopo Volkswagen, Porsche e Stellantis.

Impatto dichiarato. 8.000 tagli globali annunciati; numero di adesioni al programma di dimissioni volontarie non ancora comunicato. Nessun caso italiano diretto documentato a oggi.

Movimenti ad oggi. Nessuna dichiarazione ufficiale aziendale al momento dell’annuncio del 29/07.

Aggiornamento settimana. Il 30/07 il Gruppo BMW ha concordato con il comitato aziendale di Monaco un programma di dimissioni volontarie — primo passo operativo della riduzione dei costi voluta dal nuovo AD Milan Nedelkovic. Vendite BMW/Mini nel primo semestre 2026 in calo del 4,2% (-6,2% il solo marchio BMW), con un calo del 20,4% in Cina. Il passaggio da “taglio annunciato” a “dimissioni volontarie concordate” è lo stesso meccanismo già descritto per il “quiet purging” americano, qui in versione europea e negoziata con il sindacato interno.

Prossima scadenza. Non ancora determinata — da verificare l’adesione al programma di dimissioni volontarie e un eventuale aggancio sull’indotto italiano.

Fatto originante. Il 27/07 la Corte d’Appello di Milano ha ordinato la sospensione dell’area a caldo dello stabilimento entro 90 giorni per amianto, condizionando la riapertura alla rimozione integrale del materiale (circa 2.000 kg) e alla riduzione delle polveri sottili.

Impatto dichiarato. 9.702 dipendenti diretti secondo dati aziendali al 31/01/2026 (7.920 a Taranto). Esuberi stimati divergenti secondo il piano industriale che dovesse prevalere: circa 1.200 nel piano Flacks, circa 4.000 in cassa integrazione nel piano Jindal — nessuna delle due cifre definitiva.

Movimenti ad oggi. Vertice d’urgenza a Palazzo Chigi il 27/07 sera. Tavolo Governo-sindacati del 28/07 con ipotesi di riperimetrare la cessione alla sola area a freddo. In corsa per l’acquisizione il fondo Flacks Group e il gruppo........

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