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Una dinastia in provetta: i 100 eredi americani di Xu Bo

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26.01.2026

Nel video decine di bambini dagli occhi a mandorla sono disposti in fila in una stanza. Sono tutti maschi, e hanno tutti la stessa età. Quando chi riprende entra nell’ambiente, molti di loro trotterellano verso la telecamera dicendo la stessa parola: baba, “papà” in cinese. Perché hanno tutti lo stesso padre, madri diverse, e vengono cresciuti nello stesso luogo. Il dettaglio è che quel luogo è la California, quel padre vive in Cina, e né i figli né le madri l’hanno mai incontrato.

Lui è Xu Bo, fondatore della Duoyi Network e magnate del gaming cinese, con un patrimonio stimato da Forbes in 1,1 miliardi di dollari nel 2019; un ultraricco convinto che il problema della successione non si risolva con la delega, la meritocrazia o i protocolli, ma con una produzione industriale di materiale genetico. Il risultato, visto dall’esterno e con gli occhi dei comuni mortali, è un manuale d’istruzioni per il capitalismo distopico.

La questione del ricambio generazionale nell’imprenditoria, in effetti, non è lana caprina. In Italia è da decenni il convitato di pietra delle assemblee di Confindustria, un dramma consumato tra uffici vista Duomo e capannoni della Brianza, dove patriarchi ottuagenari si avvinghiano al timone mentre i figli, quando va bene, sognano di fare i designer a Berlino. Così, mentre i nostri self-made man amarcord cercano di convincere i rampolli a frequentare un master in gestione d’impresa anziché un corso di yoga acrobatico, Xu Bo ha aggirato l’incertezza del destino investendo in un esercito di eredi.

La sua strategia, emersa da un’inchiesta del Wall Street Journal, prevede la creazione di una stirpe di figli maschi, nati sul suolo americano tramite maternità surrogata, con l’obiettivo dichiarato di formare una classe dirigente fatta in casa, biologicamente programmata per non tradire il fondatore. Se in Italia la successione diventa spesso un trauma intergenerazionale, per Xu Bo è un algoritmo di ottimizzazione del DNA.

Per comprendere la genesi di questo progetto dinastico è necessario analizzare il terreno culturale e aziendale in cui Xu Bo ha costruito il suo impero.

La sua Duoyi Network è una casa di programmazione di successo, nota per franchise come Shenwu e Dream World (giochi MMORPG di grande richiamo nello sterminato mercato cinese), che negli anni è stata anche un laboratorio di controllo sociale estremo. Il magnate, oggi quarantottenne, si è distinto nel panorama tech cinese per una visione del mondo reazionaria, antifemminista e ossessionata dalla lealtà assoluta.

Un’analisi anche superficiale della cultura del lavoro nella sua azienda mostra un preludio allarmante al suo approccio alla paternità. Nel 2020 Xu Bo ha imposto ai suoi dipendenti dei “tagli salariali volontaricome test di fedeltà – nonostante l’azienda fosse ampiamente in profitto – con un assunto brutale: chi accetta di guadagnare meno per il bene della famiglia aziendale è un vero alleato; chi rifiuta è un elemento estraneo da epurare. Oltre il 90% del personale ha aderito alla richiesta, una statistica che descrive un ambiente di coercizione collettiva, più che di reale appartenenza.

E non finisce qui. Le cronache riportano accesi scontri tra Xu Bo e i suoi........

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