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Accise, taglio corto. L’effetto sui costi e salari di domani

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23.03.2026

La morale di questo articolo è: prendete le chiavi dell’auto e andate a fare il pieno, finché dura. Se siete fan del genere survival, riempite anche qualche tanica nei giorni successivi: vi regalerà qualche giorno di normalità in più per adattarvi a costi dei carburanti destinati a livellarsi al rialzo, dopo il taglio a orologeria delle accise previsto dal Governo.

Per il momento il gasolio brucia i risparmi di chi, per campare, deve macinare chilometri, ma presto il suo costo potrebbe riverberare sul portafoglio di tutti. Per ritardare questo effetto l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, stretto tra l’incendio geopolitico del Medio Oriente e la necessità di non presentarsi alle urne con la benzina a due euro e mezzo, ha estratto dal cilindro un decreto d’urgenza: venti giorni di sconti sulle accise, pari a circa 20-25 centesimi al litro. Una misura chirurgica che scade pochi giorni dopo la chiusura dei seggi, lasciando lavoratori, autotrasportatori e pendolari nel limbo di un’incertezza che non trova risposte strutturali.

È utile, a questo punto, osservare in che modo lo scontro si sposta dai distributori alle autostrade, per arrivare fino agli scaffali del supermercato.

C’è di buono che la presidente del Consiglio Meloni ha finalmente avuto l’opportunità di dare seguito al suo video ormai arcinoto risalente al 2019, nel quale lamentava il peso eccessivo delle accise statali sul costo dei carburanti, promettendo di tagliarle in caso di elezione. Una promessa mantenuta in ritardo, e a tempo, visto che durerà meno di tre settimane. E dopo? Con ogni probabilità, il diluvio.

La situazione, qualche giorno fa, era la seguente. Riconsiderarla significa anche guardare nel futuro prossimo.

Al 18 marzo 2026, l’Osservatorio prezzi del Mimit ha certificato il superamento di ogni soglia psicologica: la benzina in modalità self-service ha toccato una media di 1,867 euro al litro, mentre il diesel – il vero sangue del trasporto merci – è volato a 2,103 euro. Ma è sulla rete autostradale che la speculazione si è mostrata nella sua forma definitiva: qui si pagavano (pagheranno?) 1,950 euro per la verde e un brutale 2,169 euro per il gasolio.

La geografia della crisi disegna un’Italia a macchia di leopardo, in cui la disparità territoriale diventa una condanna sociale. Regioni come la Basilicata, la Calabria e la Sicilia erano trincerate sopra i 2,1 euro al litro, con gli spostamenti che cominciano a somigliare a un lusso nella mente di più di un cittadino. In Liguria, il record dell’incremento giornaliero: 2 centesimi in sole ventiquattro ore, un euro in più per un pieno da 50 litri scaricato sulle spalle di chi magari deve fare il pendolare tra le riviere e i porti.

Questi numeri non sono venuti dal nulla. Erano, e saranno, figli di un barile di Brent che ha sfondato quota 105 dollari, dopo l’annuncio dell’invasione di terra del Libano da parte di Israele e la minaccia di un blocco totale nello Stretto di Hormuz. Mentre le borse europee bruciano anche 420 miliardi in una sola seduta, l’operaio che deve raggiungere la fabbrica o........

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