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La risposta dello Stato ai “sabati dello sfascio”

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28.10.2026

Il sabato della rivoluzione permanente ha incontrato un imprevisto: lo Stato. Dopo le devastazioni di Milano, qualcuno contava di replicare lo spettacolo. Stesse vetrine, stessi passamontagna, stessi agenti da prendere di mira. Stavolta ha trovato un apparato di sicurezza preparato. Tensioni e scontri non sono mancati, ma il dispositivo ha retto. Merito di donne e uomini in divisa: quelli che difendono la libertà di tutti mentre, comodamente seduto nei salotti televisivi , qualcuno deve ancora decidere se meritino solidarietà quando finiscono in ospedale.

Intanto le indagini hanno portato al fermo di Youssef Siher, ritenuto dagli inquirenti il promotore del “Movimento 17 ottobre”, accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Secondo la Procura, dietro le convocazioni sui social si delineava un progetto di organizzazione delle violenze. La pista investigativa porta dunque oltre la rappresentazione della rabbia spontanea, verso chi quella rabbia prova a indirizzarla e a darle obiettivi. Anche la rivoluzione, a quanto pare, conosce la divisione del lavoro: qualcuno impartisce le istruzioni, qualcun altro si prende i rischi. Ed è anche a chi sta dietro una tastiera che lo Stato deve saper arrivare. Sul diritto di manifestare non occorrono grandi esercizi interpretativi.

La Costituzione garantisce la libertà di contestare il Governo, anche duramente. Non contempla il diritto di........

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