Magistrati in campo: il potere che fa politica
Si ricorderà che in anni recenti la Fondazione istituita da Matteo Renzi con la denominazione ‘Open’ portò più grattacapi che benefici alla persona del suo fondatore.
La Procura di Firenze, infatti, profuse non poche risorse pubbliche per dimostrare che quell’ente, ancorché perseguire finalità di cultura e formazione politica, fosse nella realtà un vero e proprio partito, camuffato da mentite vesti al callido fine d’eludere le norme sul finanziamento dei partiti e così rastrellare denari in modo clandestino e comunque illecito per favorire l’avventura pubblica del politico fiorentino.
Si sa che la Corte di Cassazione ha ripetutamente dato torto agli intraprendenti pubblici ministeri toscani, sostenendo che non vi fosse alcuna prova dei rapporti tra la fondazione ed il partito renziano e che raccogliere fondi senza partecipare ad elezioni, selezionare candidati, presentare liste e programmi, avere un’articolata organizzazione interna non ponesse in essere nulla che assomigliasse ad un partito politico.
Ecco, non voglio qui cimentarmi in un’accurata esegesi, ma avrei qualche dubbio nel ritenere che ad analoghe conclusioni la Suprema Corte potesse pervenire, qualora sollecitata da qualche spiritaccio, a proposito dell’attuale Associazione nazionale magistrati, alla quale aderisce il 96 % della categoria, praticamente quasi tutti i giudici.
Anzitutto, a differenza della Open, che era una Fondazione, del partito politico tradizionale l’Anm ha esatta la forma assolutamente prevalente, quella dell’associazione (non riconosciuta), la forma appunto prediletta dai partiti politici, perché la più elastica e conformabile........
