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Il valore dantesco di Zalone e dei "cammini" del mondo

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20.01.2026

"Nel mezzo del cammin di nostra vita/Mi ritrovai per una selva oscura/Ché la diritta via era smarrita" - è questo il primo verso della Divina Commedia di Dante Alighieri, che ne costituisce "incipit al primo canto dell'Inferno e, per estensione, all'intero poema".

Sembra solo una dotta citazione, ma a guardar bene potrebbe essere la perfetta sintesi verbale, l'emblema in versi, di due aspetti che caratterizzano con densità visionaria il cammino di Santiago di Compostela - tanto reclamizzato dal nuovo e fortunato film di Checco Zalone, "Buen camino" - come di tutti i "cammini", brevi o lunghi, rinomati od oscuri, italiani ed esteri: quello squisitamente motorio e quello più strettamente spirituale, catartico e - spera chi lo fa - salvifico.

Partiamo dal concetto stesso di cammino, lo "spostamento a piedi da un luogo all'altro", che si abbia una meta oppure no, che si giri in tondo o si vada dritti, obbligati, come treni sui binari. Camminare fa bene. Lo sanno tutti, pure le pietre. Ce lo ripetono i medici, gli scienziati e i nutrizionisti, perfino i virologi. Diecimila passi al giorno - o forse basterebbe anche meno, purché le distanze siano........

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